Il terremoto e l’imprevedibilità della vita

reggiocalabria

Nell’immagine: La città di Reggio Calabria dopo il terremoto (1783)

di Dalila Giglio

 

Non ci pensiamo mai davvero, al fatto che bastano pochi secondi o una manciata di minuti, per cancellare un luogo o un’esistenza.

Fingiamo d’ignorare di vivere su una terra ballerina e di popolare edifici costruiti con la sabbia; tolleriamo bonariamente l’idea che i soldi che andrebbero destinati alla prevenzione del rischio sismico, vengano in realtà impiegati per sovvenzionare grandi opere inutili; fatichiamo a credere che buona parte delle scuole e degli ospedali non siano stati costruiti nel rispetto delle norme antisismiche.

Ad ogni grande terremoto ci sconvolgiamo, ci disperiamo, ci precipitiamo a dare una mano alle popolazioni colpite nelle maniere più disparate, divoriamo i quotidiani che per giorni ci forniscono i più macabri dettagli sull’evento nefasto, rispolveriamo le istruzioni sul comportamento corretto da tenere in caso di sisma: e, infine, tiriamo un profondo sospiro di sollievo per ciò che è capitato agli altri e non a noi.

A noi che non riusciamo a pensare seriamente che potremmo essere i prossimi a rimanere senza casa, senza vestiti, senza automobile, senza denaro, nella migliore delle ipotesi; senza vita o privati di quella degli affetti più cari, nell’ipotesi peggiore.

Viviamo come ubriachi una vita frenetica che ci sforziamo di rendere piena di cose futili ed effimere, nonché invidiabile agli occhi degli altri, in preda all’egoismo e al narcisismo più sfrenati, cercando di eludere l’angoscia del domani, dell’ignoto, della morte.

Nella delirante convinzione che il Male improvviso, che colpisce alla cieca, senza preavviso e senza ragione, ci risparmierà sempre -chissà perché proprio noi- la sua furia.

E che ci toccherà, a ogni nuova tragedia per l’ennesima volta, il comodo ruolo di spettatori contriti e generosi benefattori.

Il terremoto e l’imprevedibilità della vitaultima modifica: 2016-09-05T13:23:11+02:00da giacomo-giglio
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