Il caldo che minaccia la nostra esistenza

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di Dalila Giglio

 

“Antò, fa caldo!”, diceva la bella Luisa Ranieri al suo partner libidinoso un po’ di anni fa, in uno spot passato alla storia: una réclame profetica, alla luce di quanto avvenuto circa un ventennio dopo.

Sapessi che caldo fa adesso, Antonio, altro che la calura degli anni ’90; un caldo torrido, asfissiante, paralizzante, insopportabile, totalizzante, che rende difficoltosa anche la più elementare attività e confuso anche il pensiero più banale.

Peggio che in Africa, pare, almeno stando alle dichiarazioni degli immigrati provenienti dal continente nero e anch’essi provati dalle altissime temperature.

Ondate di calore eccezionale continue (alle quali vengono affibbiati nomignoli che le rendono ancora più terribili), inframezzate da brevi periodi di caldo più sopportabile, caratterizzano le estati italiane, ed europee, da alcuni anni a questa parte, rendendole, in buona parte, dei calvari tali da far desiderare il repentino arrivo della brutta stagione, o meglio, di quel che resta di quella che una volta era la brutta stagione.

Ma non è un problema solo estivo: il caldo è diventato, assieme alla scarsità delle precipitazioni, una costante del clima del nostro paese. Fa caldo ancora in autunno inoltrato, il freddo invernale è tendenzialmente mite, la primavera, a dispetto del calendario, si palesa (ne sono una chiara manifestazione le fioriture anticipate e gli animali che si svegliano prima dal letargo) sempre prima ed è sempre più calda.

I fiumi e i laghi si prosciugano, la neve si scioglie anche nelle cime più alte, le terre sono arse, i boschi bruciano; nelle città, anche quelle più a nord, si toccano punte di 40-45 gradi, fino a 50 percepiti, e tassi di umidità vicini al 100%.

Uno scenario apocalittico che nessun film catastrofista aveva mai immaginato, quello del pianeta Terra e dei suoi abitanti che, lentamente ma poi neanche tanto, vengono spazzati via da un calore infernale che tutto distrugge.

E noi che facciamo, nel mentre che la Natura fa il suo corso? Sopportiamo, seppure non in silenzio: ci lamentiamo, ci lamentiamo in continuazione, mentre tentiamo maldestramente di contrastare l’arsura con docce continue, ghiaccioli, bagni in piscina, condizionatori, birre gelate, con un atteggiamento che passa dalla pacata rassegnazione a un nuovo status quo che appare irreversibile, alla contentezza per un’estate calda e soleggiata. E sì, perché in fondo è estate, si ripetono in molti, e quindi è giusto che faccia caldo e che non piova, pazienza se fa più caldo di quello che dovrebbe, mica vorremo passare le vacanze al mare chiusi in albergo a guardare la pioggia scrosciante?

Pazienza poi se i laghi sono diventati delle pozze, se là dove scorrevano i fiumi ci sono spiagge di ciottoli, se la neve si scioglie anche sul Monte Bianco, se nella capitale manca l’acqua, se la metà delle coltivazioni sono andate a male.

Mica ci preoccupiamo davvero, saranno fenomeni temporanei, presto tutto tornerà alla normalità. Il riscaldamento globale esiste, qualche cambiamento climatico in effetti c’è stato, ma cosa volete che succeda? Un’eventuale catastrofe non sarà comunque imminente e non riguarderà noi e la nostra progenie; e poi non è mica una nostra responsabilità, noi non abbiamo fatto nulla per far sì che il clima impazzisse.

E quindi ci lagniamo, ripetendo ossessivamente “fa caldo, che caldo, non si respira, si soffoca, non è possibile una temperatura del genere…”, nel mentre assistiamo passivamente allo sfascio del nostro pianeta e della vita per come l’abbiamo conosciuta sino ad oggi.

È estate, l’abbiamo attesa un anno intero, non c’è spazio per le preoccupazioni: bisogna godersi il sole, il mare, il caldo. Costi quel che costi.

 “Quando l’ultima fiamma sarà spenta, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce catturato, allora capirete che non si può mangiare il denaro”.

Il caldo che minaccia la nostra esistenzaultima modifica: 2017-08-07T13:54:38+00:00da giacomo-giglio
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