Il pasticcio della Libia, spiegato in poche parole

La Libia è precipitata nel caos dopo la cacciata di Gheddafi da parte degli occidentali

La Libia è precipitata nel caos dopo la cacciata di Gheddafi da parte degli occidentali

di Giacomo Giglio

 

Uno dei temi che si ripresentano in continuazione nella nostra vita pubblica è quello delle “lezioni mancate”. Ad esempio: quante volte gli Stati Uniti, assieme ai loro alleati spesso riluttanti, hanno invaso Paesi stranieri, o hanno fomentato delle ribellioni, al fine di stabilire la “democrazia”?

Negli ultimi quindici anni è successo almeno per tre volte: prima in Iraq nel 2003, quando Baghdad fu bombardata in base al pretesto (falso) delle armi chimiche possedute da Saddam; è successo nel 2011 in Libia, quando Gheddafi fu detronizzato dal potere (e poi ucciso barbaramente) dagli aerei militari francesi ed inglesi; è successo, infine, dal 2012 in poi in Siria, dove i servizi segreti americani (e inglesi) hanno fornito armamento alle milizie che si opponevano al dittatore locale, Bashar Al Assad.

Tutti sappiamo che, seppur con diverse sfumature, tutte e tre le missioni “democratizzanti” si sono rivelate un insuccesso disastroso: l’Iraq è caduto in una guerra settaria tra sciiti e sunniti, con questi ultimi che, spesso, hanno aderito all’Isis; la Siria è sprofondata in una guerra civile dalla quale faticosamente sta uscendo, e le milizie anti-Assad spesso si sono riconvertite in gruppi terroristici afferenti all’Isis.

E poi, c’è la Libia, il nostro tasto dolente (per noi italiani). Il post-Gheddafi è stato gestito in maniera dilettantesca dalla comunità internazionale; il Paese è divenuto una pentola a pressione in cui hanno proliferato trafficanti, contrabbandieri e terrorismi d’ogni sorta. Di fatto, la Libia non è più esistita dalla caduta di Gheddafi: è divenuto un ex-Stato preda di tribù e milizie locali, dilaniato dalla storica rivalità tra le città di Tripoli e Bengasi.

L’intervento militare occidentale ha di fatto aperto le strade dell’immigrazione clandestina: i trafficanti, che hanno le proprie basi lungo le vie carovaniere del Mali e del Ciad, hanno cominciato a convogliare migliaia di esseri umani verso i porti senza controllo della Libia, innescando un business milionario in cui forse (è notizia di questi giorni) hanno messo un piede perfino alcune Ong internazionali.

E per l’Italia è iniziata così l’ennesima “emergenza immigrazione”, anche a causa degli errori occidentali che portarono nel 2011 a una frettolosa (e inspiegabile) cacciata di Gheddafi dal potere.

 

 

Il pasticcio della Libia, spiegato in poche paroleultima modifica: 2017-08-04T13:28:34+00:00da giacomo-giglio
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