Il ritorno delle “auto blu”

L'auto blu è uno dei simboli "immortali" dei privilegi politici.

L’auto blu è uno dei simboli “immortali” dei privilegi politici.

Fonte: La Stampa

Contare le auto blu é come contare le nuvole. Serve tanta buona volontà e si sa da subito che resterà un sogno. Ma qualcosa, secondo me, contro questo odioso privilegio, si potrebbe fare.

La società Twig ha esaminato il “Censimento 2016 delle auto di servizio delle pubbliche amministrazioni“: in Italia il parco auto della pubblica amministrazione era composto da 29.682 automobili, cioè seimila in più delle 23.203 che risultavano dal censimento precedente. Al precedente censimento del 2015 aveva però risposto meno della metà degli enti interpellati: 4.444 su circa 10 mila. Nell’ultimo il numero dei rispondenti è aumentato parecchio: 6.257 enti, cioè quasi il 60 per cento del totale.

Alcuni dati però saltano all’occhio. A Oristano, ce ne sono 20. A Trapani, Brindisi, Messina, Cosenza e Matera poche di meno. A Torino girano 294 auto pagate dai contribuenti ma senza autista. 146 a Roma.

Che fare? Non c’è spending review che tenga. In tanti abbiamo visto (e qualcuno ha fotografato e messo sui social) auto blu nei parcheggi dei supermercati, all’uscita da scuola, dal parrucchiere, al mare, sotto casa dell’amante. Marrazzo governatore del Lazio le usava per far visita ai trans. Ogni tanto, un piccolo scandalo. E subito dopo la moltiplicazione riprende. L’auto blu è un balsamo per l’ego. E aiuta parecchio anche in famiglia.

E se provassimo, con garbo, a bussare ai finestrini delle auto blu? Potremmo, con garbo e nel nostro pieno diritto di cittadini proprietari, chiedere: «Scusi , Lei quale pubblico servizio sta svolgendo adesso?». Magari il numero totale degli autobludotati non diminuirebbe. Ma qualcuno, un po’ meno peggio, forse, si vergognerebbe.

Il ritorno delle “auto blu”ultima modifica: 2017-07-10T13:03:04+00:00da giacomo-giglio
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