La Mummia (la recensione)

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Tom Cruise, protagonista del film

di Nicolò Venturen

 

L’aggiornamento ai canoni del cinema moderno tocca anche i classici mostri della Universal. Dracula, Frankenstein, L’uomo invisibile e tutti gli altri si troveranno a condividere un nuovo universo, ribattezzato per l’occasione Dark Universe.

In realtà per molti di loro – soprattutto Dracula – è sempre spuntata fuori periodicamente una versione per stare al passo coi tempi. Basti pensare alla mummia di Stephen Sommers che trovava un felice connubio (perdonatemi, ma nel 1999 avevo undici anni) tra Indiana Jones, fantasy e horror. Dopo diciotto anni nel gettare le basi per un nuovo franchise, la formula non è cambiata molto.

Più del film stesso, quello che colpisce è come sia bastata qualche piccola modifica qui e là per riproporre qualcosa che in realtà abbiamo già visto. L’aspetto più interessante diventa così quasi extra-cinematografico: osservare l’arguzia di un’ industria che nella maggior parte dei casi è bravissima a vendere il proprio prodotto e a trovare il pubblico adatto con il minimo sforzo.

Non è un caso che il regista Alex Kurtzman sia un esperto sceneggiatore di molti blockbuster (da Star Trek a The Amazing Spider-man) e che si sia trovato perfettamente a suo agio nell’inserire anche qui elementi che rimandano direttamente al genere supereroistico. Oltre agli attori di richiamo e al finale che punta tutto sul creare aspettative per il seguito della storia, c’è un vero e proprio feticismo per gli oggetti. Il pugnale della mummia Ahmanet è il MacGuffin che anima gli eventi come lo scettro di Loki negli Avengers. Addirittura in una stanza ricca di cimeli possiamo scorgere nemmeno tanto velatamente un teschio con denti stranamente appuntiti e un braccio che ricorda tanto il mostro della laguna nera. Pura esposizione.

Abbandonata ogni componente orrorifica/metaforica, rimane l’esaltazione delle capacità, delle caratteristiche più riconoscibili. Ahmanet è Loki che viene catturata e poi fugge perché faceva tutto parte del piano e il dottor Jekyll è chiaramente Hulk che perde il controllo e si scaglia contro i buoni.

Il piatto che ne viene fuori non è particolarmente esaltante, quello che conta in fondo è che lo spettacolo sia soddisfacente. Dove non c’è assolutamente speranza di trovare l’originalità, ma neanche la compattezza di una storia che ha un inizio ed una fine, non resta che sperare nella capacità del regista di inserire quella idea o quella scena che giustifichino la visione. L’incidente aereo e gli inseguimenti in metropolitana sono buoni esempi che fanno tirare un sospiro di sollievo.

Ma il film non è totalmente pigro ed è in grado di trovare il suo centro e girarci attorno coerentemente. Il tema del doppio aleggia infatti come una nube minacciosa, una tentazione costante che mette di fronte ogni personaggio, non solo Jekyll/Hyde, con la sua natura malvagia pronta ad emergere. Nessuno è realmente buono, tantomeno eroico ed anche il protagonista ha la sua oscurità che può solo controllare tramite scelte e sacrifici.

Ci auguriamo che non sia un caso che proprio l’esplicita volontà di rappresentare il Male in tutte le sue forme fantastiche, sia accompagnata dal discorso che esso alberga già dentro di noi.

La Mummia (la recensione)ultima modifica: 2017-07-07T12:05:28+00:00da giacomo-giglio
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