Perchè è giusto ricordare Paolo Villaggio

 

Paolo Villaggio è morto all'età di 84 anni dopo una carriera indimenticabile

Paolo Villaggio è morto all’età di 84 anni dopo una carriera indimenticabile

Fonte: Corriere della Sera (di Aldo Cazzullo)

 

Credo che Paolo Villaggio, come molti tra coloro che si sono fatti da sé, fosse attento alla considerazione altrui; quindi, penso sarebbe felice dell’emozione che ha percorso il Paese. Outsider assoluto in un mondo popolato di figli e nipoti d’arte, aveva una sua timidezza e una sua fragilità. Era pessimista sulla natura umana; forse perché gli uomini li conosceva bene, o almeno li intuiva. Del resto veniva da una città aspra e dura come Genova. È stato raccontato bene il suo cinismo. Va detto che possedeva anche una sua dolcezza, una sua indulgenza verso le miserie umane.

Il personaggio di Fantozzi era nato da lì. Il gusto per l’iperbole non lo rendeva comprensibile a tutti; ma Villaggio aveva saputo mescolare la propria visionarietà a meccanismi comici eterni, la scena irresistibile di Fantozzi che mangia le «polpette di Bavaria» di nascosto dal dottor Birkenmeier dell’università di Jena è presa da Chaplin. I libri forse sono ancora più divertenti dei film. Riletti oggi, non hanno perso nulla della loro originalità linguistica. La punizione da girone dantesco. La crocefissione in sala mensa. L’onda anomala di dodici metri che aspettava da due ore fuori dal porto la nave del ragioniere in crociera. E la «boiata pazzesca»; che non è la definizione della corazzata Potëmkin, ma è un’espressione che nei libri ricorre molto più spesso.

Negli anni successivi Villaggio si è un po’ gettato via, tentando di perpetuare la popolarità con film non tutti all’altezza del suo talento. Personalmente fin da bambino ho trovato nelle sue pagine una freschezza e un’inventiva che ho cercato invano nei «giovani scrittori» degli anni successivi

 

Perchè è giusto ricordare Paolo Villaggioultima modifica: 2017-07-05T12:36:40+00:00da giacomo-giglio
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