La generazione “No Future”

Gli scontri in Vanchiglia del 20 Giugno

Gli scontri in Vanchiglia del 20 Giugno

di Giuseppe Lupoli

 

In questi ultimi giorni, a Torino si è molto discusso delle decisioni anti-movida del sindaco Appendino. Ciò che sta colpendo molto l’opinione pubblica è la rivolta di molti giovani ed anche dei centri sociali nei confronti delle forze dell’ordine, che devono fare rispettare l’ordinanza che vieta la vendita di alcolici da asporto dopo le 20, nelle zone più coinvolte dalla vita notturna della città.

L’aspetto che mi ha particolarmente fatto pensare sono i numeri della rivolta. Sia a Murazzi che in zona Vanchiglia, luoghi classici della movida torinese, decine di ragazzi si sono coalizzati contro la forza pubblica per impedire i controlli, causando scontri anche violenti.

Al di là delle idee, che ognuno può avere sulla gestione del divertimento serale, di migliaia di persone ed i conseguenti problemi di ordine pubblico, viabilità e pulizia, ciò che sta emergendo è che una generazione intera, quella di coloro che sono intorno ai trent’anni, per intenderci quella investita dalla crisi e dal precariato, si sta ribellando per l’unica cosa che pensava non gli sarebbe mai stata toccata: il divertimento.

Quando ad un giovane, uomo o donna che sia, non si dà, volutamente, la possibilità di crearsi un’esistenza, trovare un lavoro stabile e magari costruire una famiglia o portare avanti altri progetti e vedere davanti a sé un futuro, la conseguenza è che un ragazzo si sente libero solo di organizzarsi il proprio tempo libero, con quei pochi soldi che ha guadagnato in lavori provvisori o che spesso derivano dalle tasche di padri, madri, nonni ed affini. Perché non riesce a “vedere” nulla, oltre il lasso di tempo della sera stessa.

Nessuno, nelle stanze dei bottoni, può oggi permettersi il lusso di fare il “marziano”, che si stupisce di ciò. Anni ed anni di problemi sull’occupazione, soprattutto giovanile, hanno portato a questo punto. Se un giovane potesse sentirsi realizzato e pienamente occupato non avrebbe come unico problema il tempo libero, che invece è il suo unico momento di socializzazione, soprattutto quando sono finiti gli studi e non ci si riesce ad occupare. Questo dovrebbe essere ciò che tanti “soloni” dovrebbero capire da questa situazione.

Invece, è più facile e redditizio “buttarla in caciara” e far sì che questo argomento diventi dibattito tra i tristi politici sabaudi. I giovani, si sono coalizzati sull’unico aspetto che fino adesso è sembrato, loro, intoccabile, il divertimento serale.  Forse, proprio da una “rivolta” per una birra, capiremo il dramma di una generazione di cittadini che sono sempre stati trattati solo da “bamboccioni”, ma a cui solo la movida non può togliere un tormento esistenziale.

 

La generazione “No Future”ultima modifica: 2017-06-23T12:07:28+00:00da giacomo-giglio
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