Il fascino (discreto?) delle bandiere

 

Totti, simbolo della Roma

Totti, simbolo della Roma

di Giuseppe Lupoli

 

Pochi giorni fa, Francesco Totti  ha dato il suo addio alla Roma e, forse, al calcio. Sarà una sensazione molto strana leggere la rosa della squadra giallorossa, del prossimo campionato, senza poter vedere il nome del suo storico capitano. Il tempo, inesorabilmente, fa finire tutto, anche le storie d’amore di alcuni calciatori con la propria maglia del cuore.

Ai giorni nostri, sembra un qualcosa di straordinario e memorabile, perché sempre più raramente un giocatore si lega per molti anni alla stessa squadra. In passato, questo capitava abbastanza spesso. Il mercato apportava, di anno in anno, delle modifiche alle squadre, ma senza stravolgerle completamente. L’ossatura rimaneva, per molti anni, la stessa.

Facchetti e Mazzola, pilastri della Grande Inter

Facchetti e Mazzola, pilastri della Grande Inter

 

Infatti, ancora adesso i tifosi più “maturi” possono associare alla propria squadra del cuore, dei giocatori-simbolo, delle bandiere. Come non pensare alla Grande Inter, senza Facchetti o Mazzola, o il Milan, che vinceva in Europa, senza Rivera od ancora la Juventus di Trapattoni, senza la corsa inesauribile di Furino. Le città con una squadra sola, facevano del capitano della compagine cittadina anche un simbolo di orgoglio della città, come accadde a Bologna con Bulgarelli o a Firenze con Antognoni.

Negli ultimi anni, il numero di calciatori fedeli ad una sola maglia sono diminuiti notevolmente e con gli addii, nelle ultime stagioni, dei vari Maldini, Zanetti, Totti e Del Piero, in puro ordine cronologico di abbandono dell’attività agonistica, la situazione si è ulteriormente aggravata.

Anzi, spesso, oggi il ruolo del capitano che va, inesorabilmente, verso la fine della propria carriera, viene visto da molte dirigenze come un qualcosa di ingombrante, che non si riesce a gestire. Basti pensare alle difficoltà nel gestire gli addii di Del Piero e Totti. Sembra quasi, che il “peso” nello spogliatoio di una bandiera e l’amore della piazza per questo tipo di giocatori vengano visti come un intralcio ai progetti societari.

Anche la situazione all’estero non è tanto migliore per le vecchie bandiere, che anche oltreconfine sembrano abbastanza sgualcite. In queste ultime annate, hanno lasciato o il calcio o la propria squadra del cuore, giocatori come Gerrard, Lampard e Terry in Inghilterra, Xavi in Spagna e perfino un campione come Casillas è stato allontanato dal “suo” amato Real Madrid. In queste settimane, sembra che anche la leggenda del Barcellona, Iniesta possa non finire la propria carriera nella città catalana.

Il fuoriclasse del Barcellona, Andres Iniesta

Il fuoriclasse del Barcellona, Andres Iniesta

 

Il calcio non è solo quattrini, fair play finanziario, tv a pagamento e sponsor. E’ anche passione, appartenenza e sentimenti. Fino a quando l’ultima bandiera non verrà ammainata, in favore degli obiettivi economici e della pura logica di mercato, potremmo sognare ancora, come quando eravamo piccoli e vedevamo il nostro beniamino indossare sempre e solo i colori della nostra squadra del cuore.

 

Il fascino (discreto?) delle bandiereultima modifica: 2017-06-21T12:49:05+00:00da giacomo-giglio
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