La corrida? Un rito senza senso

 

Il matador Ivan Fadino, ucciso da un'incornata nella Francia meridionale.

Il matador Ivan Fadino, ucciso da un’incornata nella Francia meridionale.

Fonte: ComeDonChisciotte

 

Peter Singer, 70 anni, è considerato uno dei filosofi viventi più influenti e controversi al mondo. Nel 1975 il suo saggio Liberazione animale segnò un punto di non ritorno per il dibattito sui diritti dei «non umani» diffondendo un termine che — a 42 anni di distanza — fa ancora discutere: «specismo». Secondo Singer — in estrema sintesi — l’uomo tende a considerare il valore della sua specie «superiore» a quello delle altre, ma — sempre secondo il filosofo australiano — questo si basa su un pregiudizio culturale superabile.

Iván Fandiño è il secondo torero a morire negli ultimi 12 mesi. Pensa che la corrida abbia ancora un senso nel 2017?

«No, non ha alcun senso. Ma questo a prescindere dalla morte del matador».

Ci spieghi meglio.

«Ritengo che in generale non abbiano mai senso gli spettacoli in cui gli umani tormentano e torturano un animale. Indipendentemente da come vadano a finire».

La corrida ha, ancora per molte persone, una forte valenza culturale che merita di essere preservata. Pensa che comunque si tratti di una tradizione che dovrebbe finire?

«Assolutamente sì. È giunto il momento di mettere la parola fine non solo alla corrida ma a ogni tipo di manifestazione culturale che comporti crudeltà di qualsiasi tipo verso gli animali. Esattamente come è avvenuto a un certo punto della nostra storia con la pratica di mettere le persone al rogo o di lapidarle. Non riesco a capire e giustificare in alcun modo il mantenimento della corrida in alcuni Paesi. Ci sono molte tradizioni simili che non esistono più da tempo».

 Cosa pensa della relazione che gli umani hanno oggi con gli animali?

«È ancora molto negativa. La maggior parte degli umani sono specisti, il che significa che non si interessano alle sofferenze degli esseri viventi che non fanno parte della loro specie, anche quando quelle sofferenze sono molto simili a quelle umane, se non maggiori. E questo è sbagliato. Così come lo sono il razzismo o il sessismo».

Lei ha iniziato a parlare e a riflettere su questi temi nel 1975 con «Liberazione animale». Il mondo è cambiato da allora?

«Oggi c’è più consapevolezza delle cose sbagliate che stiamo facendo agli animali. Basti pensare che l’intera Unione Europea ha vietato alcune delle peggiori pratiche negli allevamenti. E questo ha alleviato le sofferenze di centinaia di milioni di animali. Tuttavia altre forme di detenzione, anche se lievemente meno estreme, permangono e quindi continua a esserci un’immensa sofferenza inflitta agli animali».

Lei parla di una maggiore consapevolezza nel nostro rapporto con gli altri animali: pensa che si arriverà all’impostazione di una relazione diversa, non specista per usare il termine da lei diffuso?

«Penso che questo stia accadendo. Ma lentamente. E penso anche che sia un passo avanti fondamentale per l’umanità. Solo così potremo valutare con onestà quello che stiamo costruendo e considerarci degli individui che agiscono in base all’etica».

Beatrice Montini

La corrida? Un rito senza sensoultima modifica: 2017-06-20T20:25:30+00:00da giacomo-giglio
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