“Blue Whale” e la caduta del mito di Internet

Il fenomeno "Blue Whale" ha portato alla morte di più di 100 ragazzi solo in Russia

Il fenomeno “Blue Whale” ha portato alla morte di più di 100 ragazzi solo in Russia

di Giacomo Giglio

 

 

Qualche giorno fa Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ha messo ko il mito di Internet con una semplice frase rilasciata al New York Times. “Pensavo che Internet potesse contribuire a migliorare il mondo, ma mi sono sbagliato. Il web non sta funzionando, favorisce le visioni più estreme e spesso porta a un intontimento generale delle persone“.

Quasi a confermare sinistramente queste parole, in queste settimane è esplosa in tutto il suo fragore la follia collettiva del “blue whale” (letteralmente, balena blu). A seguito di un servizio de “Le Iene” (la nota trasmissione televisiva), in cui si indagava sulle morti di giovani ragazzi suicidi in Russia, questo detestabile fenomeno ha preso i contorni di un vero e proprio argomento di discussione che si può trovare ovunque.

Il Blue Whale è un esperimento psicologico macabro elaborato da menti raffinate, come quella dell’ex studente di psicologia russo Philipp Budeikin (il quale ha ammesso di aver contribuito al suicidio ben 16 ragazze, vantandosene pubblicamente ed essendo poi arrestato dalle autorità). Si tratta di un gioco che, nel suo funzionamento, ricalca le trame dei giochi di ruolo: a ogni ragazzo viene assegnato un “tutor”, il quale giornalmente assegna delle prove dalla difficoltà crescente; prove che, inizialmente, prevedono gesti strani ma apparentemente “innocui” – come svegliarsi senza motivo alle 4 di notte o non parlare con nessuno per un’intera giornata.

Tanto più si procede nel “gioco”, quanto più le prove si fanno spericolate e ardue: bisogna tagliuzzarsi le vene, correre tra le auto che sfrecciano sulle tangenziali, e via dicendo. Fino alla cinquantesima prova, fatalmente l’ultima: il ragazzo o la ragazza in questione viene obbligato di fatto a suicidarsi, per dimostrare al tutor e alla comunità della “Blue Whale” di aver portato a termine il proprio apprendistato dell’orrore. Ovviamente, più il suicidio è spettacolare più la comunità apprezzerà il “martirio” in nome di quell’amore per i dettagli truculenti che è una costante delle menti malate.

Questa incredibile moda, se così possiamo chiamarla, ha portato alla morte di più di 100 persone in Russia, ma non è tutto: sembra, infatti, che i tentacoli della Blue Whale siano arrivati in Brasile, in Germania e ora perfino in Italia (si segnalano casi sospetti a Livorno e Pescara). La fascia di ragazzini tra i 10 e i 15 anni è quella più a rischio di reclutamento da parte dei malefici reclutatori (alcuni dei quali potrebbero avere legami con il satanismo).

Un fenomeno come “Blue Whale”, purtroppo, ci fa intendere in pieno le parole di Evan Williams: Internet è diventata terreno fertile per terroristi, trafficanti e istigatori al suicidio. Ciò non significa, ovviamente, che la Rete sia destinata inevitabilmente a produrre il peggio, ma ci fa capire come i teorici ottimisti del Web “orizzontale e aperto a tutti” si sbagliassero. Sopravvalutano la natura umana, la quale non è affatto necessariamente buona.

 

 

 

 

 

“Blue Whale” e la caduta del mito di Internetultima modifica: 2017-05-26T13:20:51+00:00da giacomo-giglio
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