Francia: il ritorno della frattura di classe

 

LePenMacron

Fonte originale: Le Monde (traduzione di Noemi Delia)

 

Dietro la vittoria di Macron si nascondono due France sociologicamente opposte: una agiata è laureata che sostiene il progetto En Marche, e quella più debole seguita dalla Le Pen La prima virtù di un’elezione presidenziale è quella di delineare il volto della Francia. Di tracciare una linea che tagli il paese in due. Una demarcazione necessariamente caricaturale, dato il carattere binario del meccanismo elettorale a due turni.

Il 65,8% a favore di Macron non indica solo il rapporto di forze tra “progressisti” e “nazionalisti”, come ha affermato il futuro capo dello Stato. Disegna due France opposte: quella che va bene e quella che si lamenta.

Precarietà

Con questa elezione, il divario destra-sinistra è stato diluito in una nuova opposizione molto più sociologica. Questa elezione ha celebrato il ritorno della frattura sociale, reso popolare nel 1995 da Jacques Chirac e idealizzato dal demografo Emmanuel Todd. Questa frattura era ricomparsa nel referendum sulla Costituzione europea nel 2005, in passato infatti era  temporaneamente scomparsa ed ora é tornata in occasione delle elezioni presidenziali. Emmanuel Macron dovrà prenderla in considerazione molto rapidamente, altrimenti si perderà la metà del paese. I risultati del primo turno avevano già rivelato una Francia tagliata in due lungo una diagonale che va da Havre a Marsiglia. La Francia occidentale ha votato per Macron, quella settentrionale, orientale e sud-orientale per Marine Le Pen. E’ un’opposizione geografica, culturale e storica. Molti commentatori, hanno teorizzato la Francia delle grandi città (macroniana) contro la Francia rurale o suburbana (FN). Nella sua analisi dettagliata del primo turno, Jérôme Fourquet di Ifop, ha dato una chiave di lettura più drastica: il predominio della questione sociale. Emmanuel Macron ha vinto lungo l’Arco Atlantico, dove i francesi hanno la sensazione di vivere in relativa prosperità, in ogni caso in una dinamica positiva. A differenza del nord e nord-est, dove i sentimenti di declassamento e declino sono ampiamente maggioritari. Queste presidenziali hanno riportato alla ribalta le nostre vecchie classi sociali. La Francia laureata, quella che paga le tasse e considera migliorato il suo tenore di vita, ha votato in massa per Macron. Chi non ha alcun diploma di maturità, chi è disoccupato o vive nella povertà non ha esitato votare Le Pen. Fourquet ha fatto un calcolo: più il comune è ricco (cioe in base al numero di persone che pagano l’imposta sul reddito) più alto è stato il suo voto per Macron. Vero quanto un’equazione matematica.

Rabbia

Due France che non hanno più molto da dirsi. E il cui rapporto di forza è determinato dalla risposta a questa domanda: vedi la globalizzazione come un’opportunità o una minaccia? Secondo il nostro sondaggio su ViaVoice la sera del primo turno, le parti erano in equilibrio, ma rispondevano ad una sociologia diametralmente opposta. Le classi popolari sono uscite dal quinquennio Hollande con la convinzione che la loro situazione sia notevolmente peggiorata. Dopo un calo nella prima metà del mandato, il tasso di povertà è aumentato di nuovo. Le disuguaglianze hanno seguito la stessa curva: notevolmente ridottesi nei primi due anni, annullando gli effetti della crisi del 2008, dopo sono risalite. Si è ritornati al punto di partenza. Sfinita da dieci anni di disoccupazione di massa e di stagnazione del potere d’acquisto, questa seconda Francia brucia di una vera e propria rabbia sociale. E ridurre l’ineguaglianza non è certo la prima misura promessa da Macron (che promette, anzi, una nuova legge sul lavoro per decreto). Egli sbaglierebbe a felicitarsi troppo presto dell’indebolimento della divisione destra-sinistra, perché l’opposizione frontale tra le due France porta i semi di un’eruzione molto più radicale.

Francia: il ritorno della frattura di classeultima modifica: 2017-05-25T13:23:17+00:00da giacomo-giglio
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