A Monument

Bobby Moore, bandiera del West Ham

Bobby Moore, bandiera del West Ham

di Giuseppe Lupoli

 

Bobby Moore sta al calcio inglese, come Franz Beckenbauer sta a quello tedesco o Platini a quello francese. Questo solo per far capire la statura del giocatore che, con le sue gesta sui campi di mezzo mondo con la nazionale inglese, è diventato un icona vera e propria del suo Paese. La sua capacità di prevedere l’azione e difendere elegantemente, sorpassando lo stereotipo del giocatore difensivo, che basava tutto sulla prestanza e la forza fisica, diventò il suo “marchio di fabbrica”. Moore, con la sua maglia numero 6, giganteggiava come pochi altri hanno saputo fare nel suo ruolo.

Bobby Moore lo si ricorda, ancora oggi, con due maglie, quella inglese, con cui da capitano vinse la Coppa Rimet del 1966 nei Mondiali di casa e quella del West Ham che, per sedici anni, diventò una seconda pelle.

La Regina Elisabetta consegna a Bobby Moore la Coppa rimet del 1966

La Regina Elisabetta consegna a Bobby Moore la Coppa rimet del 1966

 

Le esperienze con il Fulham e quelle negli Stati Uniti d’America, con i San Antonio Thunder e con Seattle Sounders, chiusero una carriera leggendaria. Proprio in Nord America, in quegli anni, terra d’approdo di grandi giocatori a fine corsa, aveva appena smesso di giocare Pelè, che lo aveva definito come il difensore più corretto che avesse mai affrontato. Si erano incontrati in una partita del Gruppo 3 ai Mondiali messicani del 1970 ed il Brasile  si impose per uno a zero, ma Bobby Moore giocando una delle partite migliori della sua lunga vita agonistica, evitò un passivo più pesante per l’Inghilterra.

Ai Mondiali messicani del 1970 con Pelè

Ai Mondiali messicani del 1970 con Pelè

 

Fu un uomo anche mentalmente molto forte. Dopo lo shock della diagnosi di un tumore ai testicoli, portò il “suo” West Ham alla vittoria dell’FA Cup nel 1964  e l’anno successivo alla conquista della Coppa delle Coppe. Non riuscì però, curiosamente, a vincere mai il campionato inglese.

La sua vita fu fuori dall’ordinario in tutti i sensi. Oltre ad essere stato nominato Baronetto, nel 1981, infatti, prese parte al famoso film “Fuga per la vittoria” in cui, oltre al mostro sacro Michael Caine, recitarono, nei panni dei prigionieri alleati che sfidavano a calcio i soldati tedeschi, diversi calciatori tra cui Pelè. In quella memorabile partita “cinematografica” Moore segnò anche un gol.

Due baronetti: Michael Caine e Bobby Moore

Due baronetti: Michael Caine e Bobby Moore

Come spesso è accaduto a molti giocatori che hanno segnato un’epoca, anche Moore dopo “aver appeso le scarpe al chiodo”, ebbe una vita travagliata, con affari andati male e la crisi del suo matrimonio. Nel 1993, a quasi 52 anni, morì per un male incurabile.

Non morì però per i tifosi del West Ham e gli amanti del calcio inglese, infatti, oggi, all’ingresso del nuovo stadio di Wembley troneggia una statua in suo onore. La statua di un giocatore che, con il suo fare elegante ed autorevole difese, innumerevoli volte, le sorti della nazionale di Sua Maestà…a monument.

A Monumentultima modifica: 2017-05-24T13:02:54+00:00da giacomo-giglio
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