Schopenhauer, profeta del declino d’Occidente

Il libro "In presenza di Schopenhauer" è uscito nelle librerie.

Il libro “In presenza di Schopenhauer” è uscito nelle librerie. (in foto: un ritratto digitale del filosofo)

di Giacomo Giglio

 

È uscito ieri nelle librerie il nuovo saggio del notissimo romanziere francese Michel Houellebecq, dal titolo “In presenza di Schopenhauer” (Nave di Teseo è l’editore).

Il filosofo di Danzica, salito agli onori della storia per il suo proverbiale pessimismo, è più che mai al centro dell’attenzione: non solo si moltiplicano i dibattiti accademici dedicati alla sua figura, ma anche lo “showbiz” e i social network pullulano di sue frasi caustiche sulla decadenza dei costumi e sull’aridità mentale di larga parte del genere umano. Questo libro in uscita non è altro che la conferma di una tendenza consolidata.

Il successo di Schopenhauer è la cartina di tornasole delle nostre inquietudini: tanto più la nostra vita associata si degrada a forma animale di pura competizione per le risorse e di cieca sottomissione a regole insensate, tanto più ci sentiamo schiacciati e cerchiamo una “piacevole consolazione” (come scrive Houellebecq) nelle note profetiche di un uomo che, pur vivendo più di un secolo fa, ha compreso molto di ciò che sarebbe venuto.

Le manifestazioni isteriche della nostra cultura sociale e politica sono sempre più numerose; pensiamo, ad esempio, alla polemica sui vaccini. Da un lato abbiamo l’ossessione di coloro che si oppongono pregiudizialmente, pensando che essi siano uno strumento di contaminazione; dall’altro lato del campo, si assiepa invece una numerosissima legione di sostenitori isterici dell’obbligo di vaccinarsi a tutti i costi. Questo accade ormai su ogni questione: ci si divide in campi prestabiliti, utilizzando un linguaggio allarmista e corrotto da una paranoia mentale di fondo. Ovunque si vedono tifosi di calcio, e non persone.

Viviamo con la paura di perdere il benessere materiale e la salute, ci comportiamo come se tutti fossero potenziali nemici e siamo pronti a puntare il dito contro l’ignoranza altrui: una società molto acculturata (teoricamente) che, però, non ha perso il gusto “cavernicolo” di scegliersi la propria tribù e giurare fedeltà esclusivamente al proprio Ego.

La lezione di Schopenhauer è infine semplice: ridurre il desiderio, seguire la propria Via (nel senso buddhista), distanziarsi da una massa apolide di individui alla ricerca di un palcoscenico dove mettere in mostra le proprie miserie intellettuali. Essere sé stessi: ma non nel senso “commerciale” di oggi, in cui questa espressione è diventata un sinonimo di schiacciare la propria personalità in un ingranaggio imbecille fatto di finta felicità e vera isteria.

Essere sé stessi significa andare per la propria strada anche quando si tratta di una via sgombra di persone che ti applaudono e di lussi sfrenati…questo Schopenhauer lo seppe fare. E noi?

 

Schopenhauer, profeta del declino d’Occidenteultima modifica: 2017-05-12T12:53:33+00:00da giacomo-giglio
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