Diario di una giornata al Todays Festival

 

todays-festival-2016

 

di Vittorio Sabatini

[In attesa della terza edizione dei Todays (ospiti già annunciati: P J Harvey, Mac DeMarco e Richard Ashcroft), ripercorriamo i momenti salienti della serata di chiusura della prima manifestazione, risalente al 2015.]

 

In seguito all’inevitabile dipartita del Traffic, festival gratuito di grande richiamo e tradizione, nel 2015 è stata inaugurata a Torino una manifestazione musicale di tre giorni a pagamento, i Todays, con la particolarità di essere stati decentrati verso una zona periferica della città, Spazio 211. Un posto, quindi, per lo più solcato da band emergenti. Non essendoci mai stato prima della giornata di chiusura, ero rimasto sorpreso dall’area verdeggiante tutt’intorno, al cui interno erano stati disposti i vari chioschi di bibite, panini e di merchandising tra le panchine dei giardini.

La serata è stata aperta da un duo baffuto e psichedelico, gli Anthony Laszlo, i quali hanno subito incendiato i presenti sotto il palco e ricevuto meritate ovazioni al termine dell’esibizione. Univano dei testi alquanto dissacranti, alla maniera dei Kutso, con tambureggiamenti e assoli che non passavano certo inosservati. A loro sono succeduti i Dardust, progetto di musica sperimentale in cui si mescolavano le melodie minimaliste al piano con spinte electro-pop più ritmate.

Ad infiammare la scena è entrata poco dopo Levante, subito acclamata dalla platea torinese, con i brani tratti dal secondo lavoro “Abbi cura di te” (intervallati dal tormentone estivo del 2013 “Alfonso”) per poi passare a quelli estratti da “Manuale distruzione”. Specialmente il suo secondo album mi ha trasmesso i pensieri intimi di un’artista di grande dolcezza e carica emotiva, in grado di raccontare il proprio vissuto con toni catartici e struggenti, come dimostrano le ballad “Tutti i santi giorni” e “Le lacrime non macchiano”.

Quando ero rimasto immerso nel buio più oscuro e abbacinante, sono entrati in pompa magna gli Interpol, headliner della serata. Come anticipato nelle interviste rilasciate a mezzo stampa, hanno cominciato l’esibizione con “Say Hello to the Angels”, uno dei loro pezzi più celebri dell’album capolavoro d’esordio “Turn on the Bright Lights”. Li avevo scoperti, ad essere sinceri, con l’ultimo disco “El Pintor”, dove mi erano rimaste impresse per giorni, nel mangianastri uditivo, soprattutto le prime tre canzoni. Infatti hanno concluso la performance suonando proprio il singolo d’apertura “All The Range Back Home”. Non so se avete presente quella strana sensazione in cui il testo cantato aderisce perfettamente ai pensieri più reconditi e disarticolati della propria mente: ecco, con loro è scattata quella scintilla. In scaletta hanno poi proposto i loro brani più acclamati, tra i quali “Slow Hands”, “Rest My Chemistry”,”PDA”, “Take You On a Cruise”. Non si poteva davvero fare a meno di dimenarsi e applaudire in continuazione, dato che Paul Banks e compagni non si sono risparmiati per un’ora abbondante ad elargire il loro sound punk ipnotico e ammaliante.

Infatti sono proprio quegli attimi unici vissuti prima, durante e dopo l’evento tanto agognato, ciò per cui vale assolutamente la pena di partecipare ai concerti dal vivo. Io inizio già a testare le vibrazioni nell’aria con i brani d’attesa al momento dell’entrata; ed è divertente scambiare opinioni “apparentemente ragionate” con altri spettatori che ti affiancano, dal tuo regista cinematografico preferito ai risultati in tempo reale delle partite della domenica. Il risultato finale è quello di uscire rinfrancati dallo spettacolo, con uno sorrisone a 32 denti spalancato in faccia, dopo essersi sgolati fino a rimanere afoni e con un martellante ma piacevole ronzio nei timpani che ti accompagna fin verso la porta di casa.

 

Diario di una giornata al Todays Festivalultima modifica: 2017-05-05T13:38:29+00:00da giacomo-giglio
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