Macron, “cavaliere” di un’Europa alla canna del gas

 

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di Giacomo Giglio

 

A pochi giorni dal ballottaggio delle elezioni francesi, che vede opporsi l’euroscettica Marine Le Pen e l’euro-entusiasta Emmanuel Macron, vale la pena riflettere sulla crisi dell’Euro: una moneta che sta perdendo “consenso” non solo in Italia o in Grecia, ma perfino in Germania e in alcune nazioni del Nord Europa.

Il problema dei problemi, la vera tara strutturale della moneta unica, è quella di essere una divisa senza Stato: i disegnatori del “progetto euro” ritenevano, infatti, che l’unificazione monetaria avrebbe naturalmente portato a una spinta formidabile verso la costruzione dello stato europeo. Una proposizione che, tuttavia, non ha trovato grande riscontro nella realtà.

Infatti, se è vero che negli ultimi anni l’area Euro è riuscita a evitare un crollo catastrofico, non si può certo dire che si sia creata una genuina volontà di armonizzazione politica dell’Eurozona. La crisi dei rifugiati, la Brexit e l’elezione di Trump hanno poi creato un clima certamente non propizio a salti pindarici verso un futuro europeista.  Oggi l’Europa gode di un consenso che le permette di marciare spedita mettendo da parte il consenso popolare? Decisamente no.

Macron, enfant prodige di estrazione bancaria, da sempre allineato alla tecnocrazia europea, cerca in questo momento di proporsi come cavaliere di una “rinata” Europa, in grado di poter competere ad armi pari con i giganti del mondo multipolare (Russia, Cina, India, Stati Uniti, Brasile). Nei suoi discorsi il candidato di “En Marche” ha spesso fatto riferimento a un direttorio “franco-tedesco”, che dovrebbe accelerare il passo verso quei compimenti legislativi ed istituzionali indispensabili per la costruzione dell’Europa unita.

Il progetto “macronista”, tuttavia, sembra morto prima di nascere; se non si affrontano i problemi legati alla moneta unica, ogni tentativo europeista apparirà come uno slancio ideale privo di qualsiasi legame con la realtà vissuta dalla gente comune. Sono necessarie una serie di misure davvero coraggiose, e non le solite fanfare retoriche con cui l’Ue convive da anni. Prima di tutto, bisogna organizzare un referendum in ogni Paese dell’Unione Europea circa il futuro della confederazione: un referendum con tre scelte secche (“maggior integrazione”, “minor integrazione” o “uscita”). Solo dopo aver appurato la volontà democratica dei popoli, si potrebbe procedere a quel pacchetto di misure coraggiose di cui sopra.  In primis: è necessario approntare da subito dei meccanismi di trasferimenti fiscali tra paesi in surplus e i paesi in debito; secondariamente, bisogna affrontare una volta per tutte la questione dei titoli di debito statale unificati, in quanto non ha senso tenere 19 titoli di Stato all’interno di un’unica area monetaria; in terza istanza, è necessario che i paesi con più alta disoccupazione siano autorizzati a spendere di più, al fine di investire maggiormente nell’economia, dato che le politiche di restrizione della spesa non hanno fatto altro che comprimere il reddito disponibile e le prospettive di futuro per le nuove generazioni.

Senza queste riforme minime, che pure oggi sembrano non fattibili data l’ostinata incapacità tedesca di capire i problemi altrui, ogni prospettiva di unificazione europea sarebbe un fallimento annunciato, destinato a sicuro insuccesso.

Come ci hanno dimostrato plasticamente sia il voto inglese sulla Brexit sia (parzialmente) il primo turno francese, le fasce più deboli della popolazione (i dimenticati, le cui fila crescono di giorno in giorno) sono stremate dall’inettitudine dell’Europa, dalla sua burocrazia elefantiaca e super-pagata che in questi ultimi anni ha spesso dato una prova pessima di sé – pensiamo, quale esempio chiarissimo, alle sofferenze inutili che ancora il popolo greco soffre sulla sua pelle.

L’Unione Europea e l’Euro, ingrigite da quasi dieci anni di travagli economici e politici che si susseguono, vivono sull’orlo del baratro ormai da tempo… e una vittoria (magari di stretta misura) del cavalier Macron non le salverà.

Macron, “cavaliere” di un’Europa alla canna del gasultima modifica: 2017-05-04T12:19:34+00:00da giacomo-giglio
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