Il 25 aprile raccontato da Giovanni

Giovanni Marocco nella sua casa

Giovanni Marocco nella sua casa

 

di Redazione Equilibrio Instabile 

 

Il 25 aprile 1945 è ormai un qualcosa di lontano: per quanto ci sforziamo di immaginare quella data e quei luoghi, inevitabilmente siamo destinati a fallire.

La chiacchierata con un “ragazzo” del 1934, Giovanni Marocco (di professione barbiere per una vita) è stata per molti versi illuminante: con una capacità unica di ricordare con precisione (e anche ironia) quei tragici giorni, Giovanni ci ha guidati in quei tempi “difficili ma anche belli”.

Innanzitutto, la guerra, vissuta prima a Torino, poi a Saluzzo: indimenticabili le immagini del bombardamento del 13 luglio 1943. “Era circa mezzanotte, cominciammo a correre come pazzi per raggiungere il cimitero: le bombe alla fine caddero anche lì. Le tombe furono divelte e la devastazione fu totale. Fu davvero un bombardamento terroristico”.

Poi i giorni, cupissimi, dell’occupazione tedesca: radio Londra ascoltata clandestinamente a casa della nonna, il terrore nello sguardo delle persone, le delazioni, le violenze arbitrarie delle milizie fasciste, le deportazioni degli ebrei (a Saluzzo, ci ricorda Giovanni, l’intero ghetto ebraico sparì da un giorno all’altro, quasi nessuno fece ritorno a casa). E poi la fame, una fame nera: qualche tozzo di pane e un goccio d’olio e allora anche un uovo diventava quasi un bene di lusso. Qualcosa di incredibile per noi, abituati come siamo all’abbondanza di tutto.

 

Il 25 aprile (ma in realtà i combattimenti durarono per tutta la giornata e proseguirono fino al 26) fu il palcoscenico in cui si svolse lo spettacolo della gioia collettiva: caroselli, applausi a scena aperta, sorrisi e auguri per un mondo nuovo. Ma anche vendette trasversali, sangue che chiama sangue e, poi, soprattutto povertà nera.

Una povertà che accompagnò l’Italia fino almeno al 1955, quando il Paese cominciò a ingranare grazie agli aiuti provenienti da Oltreoceano.

Verso la fine della chiacchierata, Giovanni si ricorda di un aneddoto: quella volta che un giovane militare tedesco, addetto alla contraerea, appena reduce da un bombardamento degli Alleati, estrasse decine di scatolette di marmellata e gliele regalò così, all’istante, senza batter ciglio. Uno spicchio d’umanità in un tempo nero.

La stessa umanità che, forse, dovremmo ritrovare oggi.

 

 

Il 25 aprile raccontato da Giovanniultima modifica: 2017-04-25T13:43:16+00:00da giacomo-giglio
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