Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria: la fame avanza

 

yupo

 

 

Fonte originale: Liberation

Traduzione di Roberto Puppione

 

A lanciare l’allarme le Nazioni Unite. In questi quattro stati il già precario equilibrio interno è ulteriormente aggravato dalla guerra.

“Mi sentivo rodere spietatamente nel petto; si compiva, là dentro, uno strano, silenzioso lavoro. Poteva trattarsi di una ventina di piccoli, delicati animaletti che, piegata la testa da un lato, rosicchiavano un po’; […] senza rumore e senza fretta si aprivano una strada, lasciandosi dietro sul cammino percorso, grandi spazi vuoti.” La fame , che da’ il titolo a un romanzo di Kurt Hamsen pubblicato nel 1890 e che divora il protagonista,attanaglia ancora al giorno d’oggi milioni di persone causandone senza sosta la morte. Le quattro aree  vittime della crisi alimentare ,individuate dall’ONU, hanno un elemento in comune: in tutte e quattro è in corso una guerra. Nel 2017 quindi è ancora l’uomo , e non solo i fattori climatici, il responsabile numero uno delle carestie.

Sudan meridionale

E’ qui che il 20 febbraio la parola carestia  è stata nuovamente pronunciata  dopo dieci anni. L’ONU ha ufficialmente lanciato l’allarme nello Stato dell’Unità, dove, secondo le stime delle organizzazioni umanitarie 80000 sud-sudanesi sono a rischio fame. E’ la regione  natale dell’ ex presidente Riek Machar , leader di una ribellione armata di cui il paese è vittima dal dicembre 2013. L’area oggi è teatro di uno dei più  sanguinosi conflitti del mondo.

Il paese si sta svuotando : 1,5 milioni di persone hanno abbandonato il Sudan meridionale, metà delle quali verso il vicino Uganda.Ogni giorno migliaia di donne e bambini varcano la frontiera. La maggior parte di quelli che restano non hanno alcuna risorsa”. “La regione che si trova a sud dell’Equatore ed era il granaio del paese, fino a quel momento risparmiata, questi ultimi mesi è stata devastata dalla guerra , ci ricorda Michel Mangano, il coordinatore locale di Acted. Abbiamo fatto tutto il possibile per salvare i raccolti, ma l’esodo della popolazione ha reso tutto più difficile: è impossibile coltivare un campo senza agricoltori …”. Le organizzazioni umanitarie hanno così provveduto a distribuire derrate alimentari con gli elicotteri nelle aree inaccessibili. Sono convinti che la carestia possa propagarsi ulteriormente nei prossimi mesi. Cinico come non mai, il governo, in gran parte responsabile del disastro, aumenterà la tariffa dei permessi di lavoro, obbligatori per le organizzazioni umanitarie straniere : in questo momento il loro costo oscilla tra i 1000 e i 10000 dollari (930 e 9300 euro). Secondo un rapporto dell’ONU, almeno la metà del bilancio dello Stato, “e verosimilmente molto di più”, è destinato all’esercito.

Yemen

Più della metà della popolazione , ovvero 17 milioni di yemeniti, versa in condizioni di” insicurezza alimentare” ( terza fase della scala IPC, rifierimento dell’ONU) o di “crisi umanitaria” (quarta fase). La quinta fase ,l’ultima, riguarda la carestia. Secondo  Stephen O’Brien, Sottosegretario agli Affari Umanitari delle Nazioni Unite,si tratterebbe “già della più grave crisi umanitaria al mondo”.

Prima della guerra, lo Yemen importava dall’estero il 90% del suo fabbisogno alimentare. In questo momento però le importazioni sono completamente bloccate dal conflitto che vede contrapposti i ribelli houthi, che da due anni hanno occupato la capitale  e la parte nord-occidentale del paese, e le forze fedeli al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, appoggiato da una coalizione di paesi musulmani guidata dall’Arabia Saudita.

“In Yemen la crisi alimentare non ha raggiunto gli stessi livelli dell’Africa. Non ha quindi molto senso mettere a confronto i due paesi, afferma con un certo tatto Pierre Mendiharat , direttore delle operazioni di Medici senza Frontiere. Però il porto principale per raggiungere il nord del paese , Hodedia, ormai è chiuso. Inoltre si trova sulla linea del fronte , rendendo più difficile il nostro lavoro.”. “Qui c’entra parecchio la politica, aggiunge André Frummacher, direttore dei programmi d’Acted. Indipendentemente dal loro schieramento politico,puo’ capitare che le parti coinvolte  rifiutino gli aiuti.”

 

Nigeria

« La comunità internazionale si é accorta troppo tardi della gravità della crisi, afferma con rammarico André Kurmacher. La mobilizzazione è stata troppo lenta e così abbiamo perso del tempo prezioso. “ In Nigeria, la crisi alimentare riguarda solamente lo stato di Borno  una zona del paese densamente popolata nella provincia del lago Tchad. Milioni di abitanti hanno abbandonato le loro case e i campi per paura delle esecuzioni di massa da parte del gruppo terroristico Boko Haram o delle rappresaglie dell’esercito nigeriano. Quelli che hanno potuto raggiungere le città o i campi dell’ONU facilmente raggiungibili dalle organizzazioni non governative che cercano di istituire delle raccolte di denaro a favore dei profughi.

“ A differenza del Sudan, sul mercato sono presenti delle derrate alimentari “ precisa il responsabile di Acted. Però i prezzi sono crollati mentre i profughi non hanno più soldi. Noi cerchiamo di far sì che loro abbiano qualcosa di cui nutrirsi.” Questo sistema approvato all’unanimità dalle diverse organizzazioni umanitarie, permette di sostenere rapidamente il mercato locale. Per le migliaia di nigeriani intrappolati dai combattimenti nelle zone remote , invece i rifornimenti in natura sono all’ordine del giorno. La scorsa estate Medici Senza Frontiere ha notato delle “sacche di carestie”, cosa che fa temere che grossi problemi potrebbero tornare a breve.

Somalia

E’ una delle zone più critiche al mondo per quanto riguarda la crisi alimentare. Le grandi siccità del 1972, 1984-1985, 1991-1992, 2911-2012, hanno causato sistematicamente delle carestie nel Corno d’Africa. Nel 2017, “per il quarto anno consecutivo, i raccolti scarseggeranno terribilmente nel Puntland [regione semi-autonoma nella Somalia nord-orientale, ndr] spiega André Krummacher :” El Niño [agente atmosferico che provoca forti perturbazioni] ha irrimediabilmente compromesso le coltivazioni.”

La siccità riguarda anche il Kenya e l’Etiopia ,dove il bestiame è decimato, ma le opere di mutuo soccorso, l’attività del governo e la mobilizzazione internazionale dovrebbero attenuare la crisi. Secondo l’Onu , invece, in Somalia , martoriata da una  guerra ultra- ventennale, la situazione è più preoccupante. Il governo somalo ha dichiarato a fine febbraio lo stato di “calamità nazionale”mentre gran parte del territorio sfugge al suo controllo. Il gruppo jihadista Al-Shebab nega sistematicamente l’accesso nell’area alle organizzazioni umanitarie. In soli due giorni, la scorsa settimana, 110 somali sono morti per le conseguenze della siccità e in particolar modo per la dissenteria causata dalla cattiva qualità della poca acqua disponibile. Nel 2011, la carestia aveva già provocato la morte di ben 260000 somali.

Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria: la fame avanzaultima modifica: 2017-04-22T13:29:27+00:00da giacomo-giglio
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento