La crisi profonda del giornalismo

 

Queste note sono state scritte a margine della manifestazione culturale “Biennale Democrazia”

 

di Vittorio Sabatini

 

Secondo un sondaggio del Reuters Institute il 35% degli italiani ritengono inaffidabili le notizie lette sui quotidiani. Questo dato statistico si ricollega però ad una generale crisi di fiducia verso le istituzioni e la competenza dei professionisti di un certo settore (in questo caso, i giornalisti). A partire dagli anni ’70 è iniziata poi la frantumazione del mondo dell’informazione, con l’emergere di nuovi media (radio, TV) fino ad arrivare all’attuale utilizzo della Rete, sostitutiva del quotidiano. Stiamo forse vivendo in una fase di accelerazione della storia?

 

In Italia le cose non sono andate benissimo negli ultimi anni: siamo al 77esimo posto per la libertà di stampa, a causa delle intimidazioni mafiose a danno dei reporter di denuncia (non come si pensa per un asservimento ai “poteri forti”); il numero di querele presentate per la pubblicazione di articoli è piuttosto elevato; la diffamazione è considerata un reato penale; il direttore ha la responsabilità piena di ciò che viene scritto sulla testata che dirige.

È in corso inoltre uno sgretolamento del concetto classico di democrazia. Sul panorama internazionale si stanno affacciando stati con un leader carismatico al potere (Putin, Erdogan) mentre, all’interno dei paesi democratici, i movimenti di protesta partoriscono figure populiste come Trump, vittorioso nonostante l’assenza di endorsement delle principali testate americane (oppure proprio grazie al loro mancato appoggio). Con l’innesco di false verità o fake news, portate avanti specialmente sui social anche a scopi di lucro, si è scaturita una delegittimazione crescente degli intermediari tradizionali, indispensabili a mio avviso nel rapporto che intercorre tra chi legge e la notizia riportata.

 

Tutti i fatti (infatti) sono diventati contendibili con l’uso di verità alternative. La prima volta in cui si è verificato questo meccanismo corrosivo è stato con l’attentato terroristico alle Twin Towers dell’11/09/01, la cui interpretazione ha creato una serie di teorie complottiste erronee ma credibili per un pubblico disinformato. Proprio su questo punto Mentana ha voluto ribadire che bisogna intraprendere una strada reputazionale chiara, nell’esercizio del proprio mestiere, assumendosi le proprie responsabilità nella descrizione della realtà. Tra i problemi ancora esistenti vi è d’altro canto il mancato ricambio generazionale del ceto giornalistico all’interno delle redazioni, dove spesso si guarda ai nuovi fenomeni analizzandoli con le anacronistiche lenti novecentesche e senza entrare in contatto con un pubblico di lettori under 50.

 

La crisi profonda del giornalismoultima modifica: 2017-04-20T13:16:48+00:00da giacomo-giglio
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