Chew: l’ultimo boccone

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di Oscar Fulvio Camporeale

 

Arriva anche in Italia l’ultimo numero di Chew, serie a fumetti della Image comics, creata da  John Layman (testi) e Rob Guillory (disegni).

Chew racconta le (dis-)avventure dell’agente Tony Chu, che lavora per la FDA, l’ente governativo americano che si occupa di regolare i prodotti alimentari e farmaceutici. Nell’universo immaginario del fumetto, simile a un futuro non troppo lontano del nostro mondo, la carne di pollo è fuorilegge a causa di un’epidemia di influenza aviaria che ha decimato la popolazione mondiale. L’FDA combatte con il pugno di ferro il commercio illegale di pollo e la nuova criminalità, formata spesso da persone con poteri legati al cibo. 

Lo stesso protagonista ha delle capacità speciali: è un cibopatico. Sente psichicamente il passato di tutte le pietanze che mangia. Quando Tony mangia una mela rivede l’albero su cui è cresciuta, i pesticidi usati e il momento della raccolta, per esempio. Quando invece mangia carne…

 

Nei 60 numeri della serie (che corrispondono a 12 volumi italiani) il mondo di Chew viene esplorato e analizzato, sviscerato e deriso. I modi in cui gli umani rispondono alla mancanza di carne di pollo passano dal comico al grottesco, dall’impensabile al disgustoso.

Lo stesso vale per i criminali, che sfoggiano poteri sempre più assurdi: una galbatatayazar per esempio può creare dei golem di purè, mentre un saccaroscultore: è capace di creare macchinari funzionanti con molecole di glucosio e fruttosio.

 

Ma il successo di Chew non si basa sugli stravaganti poteri legati agli alimenti, nonostante siano parte integrante della trama di ogni episodio.

La forza di Chew è l’ironia con cui parla di situazioni serie e spinge a riflettere. Pensandoci oggi, forse l’allarmismo per il possibile contagio di influenza aviaria era troppo alto, ma c’è stato veramente un momento storico in cui il pollo era il male. E Chew parte da questa premessa per parlare di libertà personale, di quanto siamo disposti a rinunciarvi per sentirci sicuri. L’affresco che dipinge è però ben più ampio: Chew parla dei problemi di tutti i giorni (lavoro, amore, famiglia) e dei grandi interrogativi dell’umanità (cosa fareste di fronte alla fine del mondo?). Il tutto senza prendersi troppo sul serio e senza diventare ridicolo.

 

Il menù cucinato Layman e Guillory è atipico, in grado di catturare anche chi non legge fumetti. Non a caso Chew ha vinto diversi premi: i primi due volumi sono stati entrambi inseriti nella lista dei best seller del New York Times e nel 2010 la serie ha vinto il prestigioso Eisner award per la Miglior serie regolare e per la Miglior serie regolare.

 

Tutto grazie anche a una serie di comprimari sempre all’altezza: John Colby, partner di lavoro di Tony; Amelia Mintz, la fidanzata di Tony, e il cattivo Mason Savoy, anche lui cibopatico, solo per citarne alcuni. Senza dimenticare Poyo, il galletto combattente, che sembra inserito come momento comico, ma che si rivela fondamentale nel finale.

 

In realtà l’universo di Chew è molto più articolato, pazzo e divertente, ma anticipare troppo toglierebbe il gusto ai nuovi lettori di scoprirlo pagina dopo pagina.

Il consiglio è di recuperare l’opera intera e gustarla secondo i propri gusti. Tutta d’un fiato per chi ama i fast food o lentamente come gli amanti dei vini: in ogni caso Chew saprà soddisfare il vostro palato.

 

Chew: l’ultimo bocconeultima modifica: 2017-04-06T13:12:15+00:00da giacomo-giglio
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