Storie di vita vissuta: Ilenia

 

Ilenia in Burkina Faso

Ilenia in Burkina Faso

di Redazione Equilibrio Instabile

 

Ilenia ha studiato ragioneria a Settimo (essendo di Chivasso) e poi, vedendo i buoni risultati delle superiori, decide di iscriversi ad Economia Aziendale all’Università di Torino, dove nel 2010 consegue la laurea triennale.

Osservandola però, non si riesce ad immaginarla dietro uno sportello di una banca o a scrivere al computer in un ufficio, infatti, nei suoi discorsi, il desiderio di libertà e di una vita lontana dalla routine traspaiono in continuazione. Dopo una serie di stage vari, inizia ad allontanarsi dal suo percorso di studi.

Le sue prime esperienze all’estero sono state a Granada, per l’Erasmus, e poi un periodo di lavoro a Fuerteventura. Nel 2011, inizia ad avvicinarsi alla danza Afro, che diventerà una sua grande passione. I primi viaggi e la danza le fanno superare la timidezza che, infatti, vedendola oggi sembra, veramente, molto lontana.

Grazie alla danza scopre l’altro suo amore, l’Africa. Nell’arco di quattro anni, per tre volte si reca in Burkina Faso, poiché inizia una collaborazione con l’associazione Katouma’, che nella lingua dell’etnia Bobo’ significa “alzati”. Proprio in quel paese, questa associazione porta avanti progetti per la popolazione locale. Ilenia si reca nella seconda città del paese, Bobo’ Dioulasso e lavora con i bambini, con la danza e lo spettacolo e, successivamente, porta la sua esperienza nelle scuole di Torino e Chieri.

Quando torna in Italia fa la babysitter e, in questo modo, capisce che il suo futuro lavorativo potrebbe essere quello con i bambini da unire, perché no, alla danza.

Quando parla, fissandoti negli occhi, afferma con sicurezza che “il mal d’Africa” esiste veramente e lei ne è “affetta”. Questa sensazione è una forte nostalgia che non ti lascia mai. Non è solo la bellezza di quel cielo infinito, ma è la gente che ti “rimane dentro”.

Le persone del luogo hanno un forte legame tra di loro e, pur vivendo in uno dei paesi più poveri del mondo, affrontano questa condizione con grande dignità. C’è una povertà di mezzi, ma non umana: tutti si salutano, c’è molto rispetto per l’anziano e, soprattutto i bambini, sono felici di quel poco che possiedono e lo dimostrano con dei grandi sorrisi. I lavori sono umili, come quelli dei tempi dei nostri nonni, il contadino, il fabbro ed il sarto, ma nella propria semplicità si cerca di andare avanti.

Ilenia, scoprendo le tradizioni di questo popolo, ha iniziato ad avere la curiosità di conoscere le tradizioni delle sue origini, per metà calabresi e per metà siciliane, poiché crede che quella semplicità e quella solidarietà fossero normali, anche alle nostre latitudini, fino ad un paio di generazioni fa.

Questo racconto, fatto davanti ad una bella tazza di the, scalda il cuore, perché spesso, noi del “Primo mondo”, distratti dal superfluo, dimentichiamo che nell’apprezzare le piccole cose e nel rispettare il prossimo e nel considerarlo degno di attenzione, c’è buona parte del segreto per vivere in serenità ed in armonia.

 

Storie di vita vissuta: Ileniaultima modifica: 2017-04-04T13:14:24+00:00da giacomo-giglio
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