La narrativa occidentale della guerra in Siria (parte II)

 

La guerra in Siria è stata presentata unilateralmente sui media occidentali

La seconda parte della traduzione riguarda la “character assassination” (opera di discredito) di cui è stato oggetto un politico britannico, Jeremy Corbyn

Fonte: Investig Action

Traduzione di Federica Morelli 

 

Ultimamente in Gran Bretagna si è dato significativo risalto alla posizione di Jeremy Corbyn sulla Siria, soprattutto dopo che il già menzionato Oz Katerji, che per sua stessa ammissione supporta “inequivocabilmente” la guerra contro la Siria, nell’ottobre 2016 lo ha interrotto ripetutamente durante un evento della Coalizione Stop the War. Questa critica a Corbyn in Gran Bretagna fa parte di una più larga campagna che ha attaccato la coalizione Stop the War e in misura crescente ‘la Sinistra’ in generale per il suo rifiuto di supportare l’imposizione di una no-fly zone e la sua presunta insufficiente condanna dei governi russo e siriano. La recente dichiarazione di Joey Ayoub che “non c’è letteralmente nessuna differenza tra “molta della Sinistra occidentale e la “vera Estrema Destra” quando si tratta della Siria” è tipica di questo trend. Il Vice-Direttore di Stop the War, Chris Nineham, ha risposto a queste critiche tranquillamente ed efficacemente in questa intervista.

Uno dei critici più accessi di Corbyn a questo riguardo è stato lo scrittore Robin Yassin-Kassab, perlopiù conosciuto per il suo racconto del 2008 The Road to Damascus e il suo recente libro Burning Country : Syrians in Revolution and War (scritto con Leila al-Shami). A Yassin-Kassab viene regolarmente concesso uno spazio importante da cui parlare e scrivere sulla Siria, specialmente nel Regno Unito. Parla di Corbyn come di un “pro-Putin, pro-Khamenei” e un “verme stalinista”, ed è arrivato persino ad esortare che il leader laburista “venga soppresso” a causa del suo presunto “Stalinismo (o Putinismo, o Assadismo, in qualsiasi modo lo si voglia chiamare)”. Ha attaccato pure Jill Stein (la candidata presidenziale del Verdi statunitensi) come una“ridicola stronza” e l’ha accusata di “coccolare il criminale imperialista Putin”.

In aggiunta a questi commenti oltraggiosi, Robin Yassin-Kassab ha assunto una serie di posizioni estremamente problematiche che mettono in discussione la sua credibilità come voce affidabile sulla Siria. Yassin-Kassab ha esortato apertamente e con veemenza l’Occidente ad armare l’opposizione in Siria e ha etichettato l’idea che gli Stati Uniti siano interessati al cambio di regime in Siria come un “falso concetto” che ossessiona i sinistroidi occidentali. Nel febbraio 2013, durante un dibattito a seguito dello spettacolo Sour Lips di Omar el-Khairy, l’ho sentito argomentare capziosamente che la situazione in Siria era del tutto assimilabile a quella in Palestina, un conflitto tra colonizzatori (Israele/Assad) e colonizzati (palestinesi/siriani). Yassin-Kassab ha anche elogiato svariate volte l’aggressione militare turca in Siria e persino ringraziato quando la Turchia ha abbattuto un aereo russo nel novembre 2015. Nel mese di aprile 2014, ha fatto un elogio inquietante della “brillante” offensiva di Lattakia e ha ringraziato in particolare Erdogan e la Turchia “per le filiere” che l’hanno facilitata. Questa offensiva, che è stata guidata da una coalizione di gruppi ribelli tra cui Jabhat al-Nusra (al-Qaeda in Siria), ha attaccato aree civili e, quando ha preso la città di Kessab, saccheggiato negozi e case di proprietà di armeni, preso famiglie armene in ostaggio e dissacrato tre chiese della città, costringendo circa 2.000 armeni a fuggire.

Forse la cosa più preoccupante, in aggiunta a quelle già specificate in precedenza, è che Yassin-Kassab ha assunto posizioni sorprendentemente reazionarie in relazione agli eventi in Siria che da sole illustrano quanto sia realmente estremo il punto di vista di molti di questi attivisti. Per esempio, nel dicembre 2015, quando il leader del gruppo Jaish al-Islam – sostenuto dall’Arabia Saudita – Zahran Alloush è stato ucciso in un attacco aereo, Yassin-Kassab ha chiesto pubblicamente che il suo “omicidio da parte degli imperialisti russi” fosse “vendicato”. Alloush era un estremista wahabita implicato in una serie di brutali violazioni dei diritti umani, tra cui tortura e omicidio, così come la vendita di cibo e aiuti a prezzi gonfiati. Nel 2013 Alloush – che era fortemente contrario alla democrazia in Siria – ha annunciato concretamente il ripristino del califfato omayyade e ha dichiarato che “[noi] seppelliremo le teste degli sciiti impuri a Najaf, se Dio vuole”. Yassin-Kassab davvero non poteva essere all’oscuro di questo, e ciò fa del suo appello a vendicare la morte di un violento signore della guerra settaria una cosa davvero grave. Tanto più vero se si considera che Yassin-Kassab ha dichiarato – in uno stile di pensiero settario con cui probabilmente Alloush stesso sarebbe stato d’accordo – che “l‘espansionismo iraniano-sciita è una delle cause principali del crescente jihadismo sunnita” e sostenuto che “le milizie transnazionali di jihadisti sciiti dell’Iran sono attualmente il più grande motore del settarismo nella regione”. In questo contesto ha addirittura sostenuto che “la maggior parte del popolo siriano probabilmente direbbe che l’ISIS è meglio di Assad”. Che un uomo con opinioni così estreme sia regolarmente ospitato in festival letterari, istituzioni culturali, università britanniche/statunitensi, e persino organizzazioni per i diritti umani è indicativo di quanto sia distorta la narrativa mainstream sulla Siria.

Insieme a così tante figure che sostengono un ulteriore intervento militare in Siria, Yassin-Kassab sembra anche negare la realtà degli eventi in Libia. Nel maggio 2016 ha sostenuto che in Libia c’era stata una “rivoluzione popolare” contro un “fascista” che stava massacrando il suo popolo, e che era “West-centric” sostenere che la ragione per cui Gheddafi è caduto era l’intervento di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Questa posizione è stata ripresa da molti altri tra cui Ayoub, che ha affermato che dire che la Libia era stata distrutta significa “omettere del tutto il ruolo chiave dei libici”, e ha descritto la Libia come un “paradiso rispetto alla Siria. 

 

La narrativa occidentale della guerra in Siria (parte II)ultima modifica: 2017-03-26T20:15:04+00:00da giacomo-giglio
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