Londra, l’Islam e l’angoscia occidentale

 

Westminster

L’attentato a Londra è costato la vita a 4 persone, tra cui un poliziotto accoltellato all’entrata del Parlamento di Westminster

di Giacomo Giglio

 

Le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Unione Europea si svolgono in un clima di mestizia e angoscia, al di là dei proclami roboanti e ridicoli dei dediti alla causa dell’Europa. Il filosofo tedesco Heidegger, autore dell’opera magna della filosofia “Essere e Tempo”, affermava che l’angoscia esistenziale nasce dal fatto che ogni uomo è segnato dalla paura: innanzitutto la paura di morire, ma non solo. Ad angustiare l’animo umano ci pensava anche l’angoscia per quello che non sappiamo: l’umano, in altre parole, è terrorizzato dall’ignoto e dalla condanna a capire solo una parte della verità.

Dopo l’attentato alle Torri del 2001, a cui sono seguiti numerosi episodi similari come modalità (ultimo dei quali è l’assalto ai passanti sul ponte di Westminster a Londra), la paura è una presenza così familiare che si potrebbe affermare tranquillamente che un 18enne di oggi, nato nel 1999, non ha conosciuto altro che allarmi su allarmi, attentati su attentati, in un tragico crescendo di vittime fisiche e mentali – non dimentichiamo che accanto ai morti, ogni attentato (così come ogni bombardamento) “uccide” anche le menti dei familiari e di coloro che hanno assistito alle scene di morte.

 

Il terrorismo di matrice “islamica” è certamente il pilastro che regge tutte le nostre paure: gli aerei utilizzati come missili, i kamikaze imbottiti di esplosivo e ora le auto usate come arieti per falciare i passanti…tutto ciò ha scavato un fossato tra la percezione che noi siamo e ciò che realmente accade.

 

Noi occidentali siamo cresciuti con la convinzione che il nostro mondo fosse il migliore possibile: proni al culto della democrazia e del mercato, eravamo sicuri che il “meticciato” avrebbe contaminato ogni religione e ogni nazione. Ancora oggi, nonostante gli eventi della storia in un certo senso ci stiano avvisando del contrario, reagiamo ad ogni attentato con la litania della libertà.

Libertà di vestirsi come si vuole, di spendere i soldi a piacere, di cambiare partner. La libertà è effettivamente un concetto duttile: come un vestito unisex, si adatta ad ogni gusto. Possiamo declinarla a piacere e, soprattutto, ci aggrada apparire come individui liberi agli occhi degli altri.

Il problema sorge quando una società assuefatta al mito della libertà senza condizioni viene a contatto con culture nelle quali la sorgente primaria di legittimazione è la tradizione. L’immigrazione di persone da paesi di cultura islamica è stata affrontata con pressappochismo: l’occidentale, tronfio della propria “superiorità”, ha pensato che i musulmani si sarebbero “naturalmente” adattati al contesto europeo e multiconfessionale che li circonda.

Nella grande maggioranza dei casi, è vero, i musulmani vivono tranquillamente nelle nostre città e additarli come un pericolo sarebbe davvero un’operazione di basso razzismo. Tuttavia, c’è un elemento che nei nostri dibattiti post-attentato manca sempre: l’Islam è una religione che ha un programma politico e sociale, come del resto lo aveva il cristianesimo (parlo al passato perché ormai il cristianesimo è di fatto scomparso dall’orizzonte di vita di un occidentale medio), e l’Islam è una religione viva che ogni anno aumenta i propri seguaci, con una capacità insolita di attirare conversioni da altri lidi.

Noi occidentali, presi come siamo dal mito della Ragione (un mito in verità scricchiolante, dato che sono i popoli occidentali stessi a dare segni inconfutabili di scarsa fiducia nella scienza), sottovalutiamo la forza che una religione, un’idea o una nazione possono esercitare. Una forza che può essere usata anche a fini distorsivi, come accade nel caso del terrorismo, ma che comunque dobbiamo comprendere: altrimenti, indaffarati nelle nostre vite appiattite dal consumo e dalla routine, forse non perderemo la libertà, ma certamente perderemo la capacità di capire quel che accade attorno a noi.  E rimarrà solo l’angoscia.

Londra, l’Islam e l’angoscia occidentaleultima modifica: 2017-03-24T12:17:47+00:00da giacomo-giglio
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