Nintendo: un viaggio nel passato

 

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di Oscar Fulvio Camporeale

 

Ormai l’attesa è finita: la nuova console di casa Nintendo, Switch, arriverà sugli scaffali venerdì. Sarà una macchina ibrida, per giocare sia in casa, sia all’aperto (ne abbiamo parlato qui).

Ma come è arrivata la casa di Kyoto a questa decisione? Qual è l’eredità che Switch deve portare avanti? Per capirlo dobbiamo fare un viaggio nel passato di Nintendo, in particolare nella sua storia come produttrice di console.

Siamo nel 1983. Il mercato dei videogiochi implode: il settore è pieno di macchine, le novità all’orizzonte sembrano poche e la qualità dei videogiochi è ai minimi storici. Il futuro sembra appartenere ai computer e nessuno ha più voglia di investire nel mercato.

In questo scenario Nintendo decide di andare controcorrente e proporre la sua prima console a cartucce removibili. La casa giapponese è reduce dai successi con i cabinati da sala giochi: capisce che deve proporre una console potente, ma economica, con un parco titoli di qualità e controllato.

Nasce così il Famicom, il Nintendo Family Computer ad 8 bit. Il design è accattivante e pratico, i giochi tanti e con nomi già amati dal pubblico, come Donkey Kong e Super Mario. Il controller è rivoluzionario, grazie all’introduzione della croce direzionale e dei tasti Start e Select (in aggiunta ai già visti A e B).

Il successo nella terra del Sol Levante è tale che due anni dopo la console viene lanciata anche sui mercati americano ed europeo. Vista la diffidenza verso il mondo dei videogiochi del pubblico, ancora scottato dalle delusioni di pochi anni prima, Nintendo adottò una strategia unica. La scocca della console e i controller vennero completamente ridisegnati, diventando più squadrati e solidi. Le componenti interne erano simili, ma per il nome si decise di rimanere quanto più vaghi possibili, per evitare associazioni con i videogame. Arrivava così nel 1985 il Nintendo Entertainment System: il NES.

 

La casa di Kyoto non si adagia sugli allori. Nel 1989 in Giappone e l’anno successivo nel resto del mondo esce il Game Boy, console portatile a cartucce. Il concetto di giocare fuori casa non era nuovo, ma questa volta un unico dispositivo permetteva di giocare da una libreria immensa: nel 1996 sarà la fortunata serie di Pokemon a debuttare sul Game Boy.

 

Tornando alle console fisse, nel 1990 l’era delle console a 8 bit è alla fine. Nitendo deve vedersela con la concorrenza sempre più agguerrita, prima fra tutte quella della connazionale Sega. La risposta è il Super Famicon, console a 16 bit sempre a cartucce. In Europa arriverà un anno dopo, con il nome cambiato in Super Nintendo Entertainment System, per tutti SNES. Con questa macchina Nintendo rafforza la sua posizione e sforna capolavori come Chrino Trigger, The Legend of Zelda a Link to the Past, Super Mario World e molti altri. Senza dimenticare le case di sviluppo esterne, che produssero diversi titoli.

 

Tutto rosa e fiori quindi? Non esattamente, perchè nel 1995 arriva la prima vera batosta per Nintendo. Si tratta del Virtual Boy, console composta da un visore che prometteva di far entrare il giocatore nella realtà virtuale, tanto di moda all’epoca. La console si rivelò un disastro: era tanto ingombrante da richiedere un treppiede apposito per sostenere il visore, mentre il tanto sbandierato effetto 3d era composto da due soli colori, il rosso e il nero.

 

L’anno successivo, nel 1996, arriva sul mercato la nuova console fissa, che avrebbe portato in casa i primi esempi di grafica poligonale: il Nintendo 64. Per molti si tratta di uno spartiacque nella storia della casa di Kyoto, fino ad allora sempre in posizione dominante nel mercato. La nuova macchina aveva un’ottima resa grafica, ma continuava ad usare le cartucce, un supporto ormai obsoleto. La novità del momento erano i CD, come insegnavano i concorrenti, prima fra tutti la neonata Sony Playstation (nata proprio per colpa di Nintendo, ma questa è un’altra storia). Le cartucce erano decisamente meno più capienti e care da produrre: questo portò tantissimi partner storici di Nintendo a non supportare il Nintendo 64. In più il controller non era ergonomico quanto i precedenti: aveva tre maniglie, con una peculiare disposizione dei tasti. Insomma, era scomodo per molti giochi. Introdusse comunque tante novità diventate oggi lo standard: la levetta dello stick analogico e un supporto per la vibrazione durante il gioco. Il Nintendo 64 perse la guerra dei numeri, ma fece comunque scuola. Super Mario 64 dettò le regole dei platform 3d, mentre The Legend of Zelda Ocarina of Time è considerato ancora oggi uno dei migliori videogiochi mai prodotti.

 

Dal lato portatile le cose andavano decisamente meglio. Nel 1998 esce il Game Boy Color, evoluzione della macchina portatile per eccellenza. La casa di Kyoto continua a dominare questa fetta di mercato e nel 2001 lancia il Game Boy Advance, un concentrato di potenza per giocare fuori casa.

 

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Nel 2001 è anche tempo di lanciarsi nella generazione di console fisse a 128 bit. La proposta della casa di Kyoto è il Nintendo Gamecube, console a forma di cubo che deve competere principalmente con Playstation 2 di Sony e la nuova creatura di Microsoft, la prima Xbox. Finalmente Nintendo abbandona le cartucce, scegliendo il formato dei mini disc, più piccoli dei classici CD. Anche il controller è più in linea con gli standard del mercato, senza rinunciare a qualche novità e disposizione particolare dei tasti. Il Cubo riesce a difendersi bene, anche se il divario con Sony è netto. Riesce comunque a recuperare terreno grazie agli accordi con le terze parti, che tornano a sviluppare, spesso in esclusiva, per la casa giapponese. Un esempio su tutti: la prima edizione di Resident Evil 4 è per Gamecube.

 

Intanto la casa di Kyoto capisce che deve proporre qualcosa di totalmente inedito. Nel 2004 esce il Nintendo DS, portatile la cui caratteristica principale sono due schermi, di cui uno touchscreen. La console ha anche dei giroscopi, che permettono di controllare alcuni giochi muovendola. Il pubblico è entusiasta e non mancano i giochi di qualità.

 

Due anni dopo, nel 2006, la casa giapponese decide di portare quella stessa innovazione anche nelle case dei videogiocatori. Nasce Nintendo Wii: una console casalinga i cui controller sono sensori di movimento. Il mercato esplode e tutti vogliono provare la novità di Nintendo. La console vende tantissimo, grazie anche a ottimi titoli, come i sempreverdi Mario e Zelda. I fan più affezionati però rimproverano Nintendo di essersi svenduta. Negli anni escono tantissimi giochi di dubbia qualità, spesso fatti su licenza o indirizzati a un pubblico giovanissimo. Inoltre molti non perdonano alla casa di Kyoto di aver rinunciato ad una potenza di calcolo che permettesse a Wii di competere con Playstation 3 e Xbox 360, solo per implementare al massimo i controller di movimento.

 

Un altro passo falso arriva nel 2011, con il lancio di Nintendo 3DS, la nuova portatile. Ha ancora due schermi come il suo predecessore, ma aggiunge la possibilità di vedere in 3 dimensioni i giochi senza bisogno di occhialini. Il problema è un prezzo di lancio eccessivo, che azzoppa le vendite nel primo anno. Dopo un deciso taglio di prezzo e alcune revisioni, la console torna a dare respiro a Nintendo.

 

Ultimo passo. Nel 2012 arriva Wii U, successore di Wii e prima console fissa con uscita HD. La novità è il gamepad, che integra uno schermo tattile, simile a un tablet. La macchina non convince il pubblico: nessuna vera innovazione, prezzo troppo alto e pochi giochi. Negli anni sempre più fan preferiscono Playstation 4 o Xbox One, complice anche l’abbandono di tante case sviluppatrici che non portano più i loro giochi su Wii U. Un brutto colpo per Nintendo, che per molti è nel suo momento più nero.

 

Ora il prossimo passo sarà Switch: il punto di unione delle due anime di Nintendo. Una console innovativa, che è sia fissa che portatile.

Successo o fallimento, lo sapremo solo in futuro.

 

 

Nintendo: un viaggio nel passatoultima modifica: 2017-03-06T12:27:01+00:00da giacomo-giglio
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