Lasciate ogni speranza voi ch’intrate

La burocrazia è spesso sinonimo di lungaggini e incomprensioni.

La burocrazia è spesso sinonimo di lungaggini e incomprensioni.

di Giuseppe Lupoli

 

Cosa si può fare in due ore e quarantuno minuti? Ad esempio si può, in aereo, viaggiare tra Milano e Oslo oppure vedere “La grande bellezza” ed avere ancora una decina di minuti, per discutere con il vicino sull’opera del premio Oscar Paolo Sorrentino. Io, purtroppo non ho, né visitato la capitale norvegese, né rivisto il bellissimo film con protagonista Toni Servillo. Ho rinnovato la carta d’identità.

Lunedì 27 febbraio mi sono recato all’anagrafe di Via Ruggero Leoncavallo 17, nel popolare quartiere di Barriera di Milano a Torino. Sono arrivato alle nove in punto e ho preso il numero inerente alla carta d’identità e mi è toccato il quaranta. Stava passando il trenta. Due sportelli aperti e tutti gli altri chiusi. Uno era quello che serviva a me, l’altro, che aveva un’altra numerazione di biglietti, era per altri compiti, come, ad esempio, i cambi di residenza

Dopo un’ora e solo due rinnovi di carta d’identità avvenuti, in pochissimi abbiamo iniziato a protestare e chiedere se era possibile parlare con un responsabile. La sala era gremita di decine di persone tra cui diversi anziani e alcuni bambini. Il caldo opprimente. Allo sportello i tre addetti a dare uno dei due tipi di biglietto erano tranquilli come se tutto ciò fosse normale. Alle undici dopo altre sollecitazioni e dopo l’arrivo di una vigilessa che ci ha detto che neanche lei poteva farci nulla, è arrivato un responsabile che, senza presentarsi e parlando ad alta voce ha detto che il problema era dovuto a casi di malattia, ad un organico piuttosto risicato ed ha aggiunto stizzito che non avrebbe accettato il nostro atteggiamento indisponente.

Io e altre tre, quattro persone avevamo solo chiesto il perché di un disservizio così evidente (abbiamo dovuto perfino dire noi i numeri che passavano, perché nessuno si premurava di schiacciare il tasto che portava avanti la numerazione dei tabelloni) e di far passare una signora novantenne che aveva delle difficoltà a sopportare quel caldo opprimente.

Alle undici e quarantuno sono riuscito ad uscire con la mia carta d’identità, nuova di zecca tra le mani, riuscendo a fare prima di quello che ad un certo punto avevo pensato, vedendo che ogni rinnovo comportava mezz’ora allo sportello, avevo calcolato che sarei uscito alle quattordici, ma le defezioni dovute a stanchezza e sfinimento hanno fatto sì che solo i più forti resistessero; in realtà era una prova di forza.

Ciò che mi ha dato da pensare è stata la passività di quasi tutti i miei compagni di sventura. Per cinque che hanno protestato (me compreso) cinquanta erano lì seduto con lo sguardo “bovino” verso l’infinito o sui propri cellulari, arresi alla loro condizione di “vinti” dalla burocrazia. Coloro che davano il biglietto erano sereni in una situazione di caos e calca, il responsabile che non era responsabile di nulla e non poteva esserci di aiuto ed, infine, noi utenti che siamo ormai convinti che nulla possa cambiare e stiamo buoni-buoni a mangiare la nostra dose quotidiana di sterco.

Se neanche stare per delle ore in attesa, nella calca, in piedi, al caldo, in un luogo non propriamente ben odorante, ci fa ribellare, allora fanno benissimo i politici disonesti ed incapaci ad esagerare…contano sulla nostra mitezza.

Lasciate ogni speranza voi ch’intrateultima modifica: 2017-02-28T19:59:00+00:00da giacomo-giglio
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