Il miracolo del cinema portoghese

 

Simbolo dei capolavori del cinema portoghese «Tabou» (2012) di Miguel Gomes ha vinto il Festival di Berlino, prima di sbancare il botteghino in Francia.

Simbolo dei capolavori del cinema portoghese «Tabou» (2012) di Miguel Gomes ha vinto il Festival di Berlino, prima di sbancare il botteghino in Francia.

Fonte originale: Liberation

Traduzione a cura di Roberto Puppione

 

L’industria cinematografica portoghese vanta non più di  dodici cortometraggi l’anno. Nonostante questo, una percentuale considerevole dei suoi film è presente nei festival internazionali. Il motivo di questa notorietà mondiale é una politica culturale, oggi in pericolo.

Portogallo: un’isola felice nel panorama europeo

 

Da alcuni decenni, il Portogallo è un caso a sé nell’ industria cinematografica mondiale. Sono rari, in questo piccolo paese, privo di un mercato interno adatto ad alimentare l’industria cinematografica, gli anni in cui la produzione nazionale sfiori i dodici lungometraggi. Nonostante ciò, una percentuale considerevole di  film portoghesi è presente nei festival internazionali. Sistematicamente, a partire dagli anni 80, il cinema portoghese è stato protagonista di rassegne e di riconoscimenti. Sono state organizzate delle retrospettive dei film di molti cineasti portoghesi – alcuni ancora in attività (e che tra l’altro hanno sottoscritto questo testo), altri purtroppo già scomparsi (João César Monteiro, Paulo Rocha, Fernando Lopes, António Reis, José Álvaro Morais, António Campos o, sicuramente, Manoel de Oliveira). Il miracolo di questa notorietà  internazionale, sproporzionata rispetto a una produzione così debole – e che  dura da parecchi decenni coinvolgendo diverse generazioni di autori –   è senza dubbio dovuta al merito dei registi, dei tecnici , degli attori e dei produttori del cinema portoghese. Il merito è da attribuire ugualmente a una politica culturale che ha gettato le basi per garantire la libertà di creazione e ha reso possibile la realizzazione di un cinema caratterizzato dalla spiccata peculiarità delle sue proposte. E’ in questo modo che si è consolidata l’immagine del cinema “made” in Portogallo.

Questa politica culturale, che ha permesso tutto questo e ha  spalancato le porte alla diversità, ha introdotto delle leggi a tutela del cinema e,per garantirne l’applicazione, fondato un Istituto pubblico (l’ICA, Istituto del Cinema e dell’Audiovisivo) che organizza costantemente dei concorsi pubblici per sostenere finanziariamente la realizzazione di film. Questi concorsi si svolgono secondo modalità di partecipazione trasparenti e  criteri di valutazione in linea con la politica attuata dal Ministero della Cultura, con dei giurati scelti dall’Istituto e definiti dalla legge “personalità competenti dai riconosciuti meriti artistici”. Così, cineasti e tecnici cinematografici, ma anche critici, artisti figurativi, scrittori, architetti, musicisti , direttori artistici o decenti universitari sono stati chiamati a  valutare i progetti dei film.

Un decreto legge controverso

 

Dal 2013, un decreto-legge e una nuova direzione dell’ICA, allergica alle responsabilità e che sottovaluta il suo ruolo di mediatore in questo processo, hanno delegato il compito di scegliere i giurati a un comitato che rappresenta tutti coloro che sono interessati dai risultati del concorso : associazioni di categoria, rappresentanti delle emissioni televisive e delle compagnie telefoniche che hanno, tra le altre cose, il ruolo di sponsor. E’ a questa sinergia che è spettato il compito di  indicare all’ICA i nomi dei giurati idonei a  valutare i progetti dei film, con, in molti casi, una complicità ben evidente tra chi nomina e chi è nominato.

I risultati non si sono fatti attendere : i requisiti che da regolamento stabiliscono le caratteristiche   dei giurati,” “personalità dal riconosciuto merito culturale” non hanno palesemente avuto più alcun significato per i nuovi . Gli anni scorsi è stato possibile annoverare tra i giudici dei progetti direttori di banca legati al cinema, attori di telenovele o direttori marketing di compagnie telefoniche …

L’attuale Governo, vittima delle pressioni dei dirigenti delle televisioni via cavo, adesso è pronto  ad approvare un decreto legge che rafforza e aggrava questo processo. Una nutrita schiera di registi e produttori portoghesi ha protestato contro questo sistema corrotto dai conflitti di interesse,  e ha assicurato alla direzione che si  rifiuterà categoricamente di partecipare a  questi criteri di scelta : non vogliono influenzare la scelta dei giurati, né accettano che altre persone, interessate ai risultati del concorso, possano prendere parte al processo. Sono convinti che la trasparenza possa essere garantita solamente nel caso in cui la nomina dei giurati spetti unicamente all’ICA. Una volta per tutte, vogliono una direzione dell’ICA capace di assumersi le sue responsabilità, pienamente consapevole del suo doppio ruolo di esecutore della politica culturale per il cinema e di mediatore di questa attività.

Coloro che hanno firmato questo testo vogliono ricordare allo Stato che il cinema portoghese altro non è che un problema nazionale. Ed è per questo motivo che si mostrano solidali con i registi e i produttori portoghesi che si sono opposti a questo processo e manifesteranno la loro disapprovazione nel caso in cui  il decreto legge verrà approvato.

 

 

Il miracolo del cinema portogheseultima modifica: 2017-02-19T13:30:51+00:00da giacomo-giglio
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