Perchè, nonostante tutto, Sanremo rimane Sanremo

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In foto: Maria De Filippi e Carlo Conti

 

di Dalila Giglio

 

C’è qualcosa di più inviso, a livello mediatico, di Sanremo?

Da quando anche Miss Italia ha ceduto il passo, rassegnandosi a divenire una manifestazione di secondo, se non di terz’ordine, priva di ogni rilevanza nazionale, no.

Ma esiste un altro programma di lungo corso capace di catalizzare su dì sé l’attenzione pubblica per un’intera settimana, al pari di Sanremo? Altresì, no.

Eppure ogni anno, immediatamente prima, durante e dopo il Festival, ci sentiamo ossessivamente ripetere pressoché da chiunque e ovunque, e a nostra volta ci affanniamo a ribadire a chicchessia, che Sanremo è un programma inguardabile, svuotato di ogni significato, che andrebbe chiuso senza troppi complimenti e senza nostalgia. Perché i cantanti, giovani e vecchi, sconosciuti o noti al grande pubblico, di fatto sono finiti o destinati a non avere una carriera brillante e longeva nel mondo della musica, i conduttori non sanno fare il loro mestiere o sanno farlo benissimo ma a lungo andare ripetono sempre lo stesso copione e risultano noiosi, i superospiti non sono quasi mai tali e, anche quando lo sono, vengono ingiustamente strapagati, una gara canora non ha più senso ai nostri giorni, cinque serate di Festival sono troppe e… potrei continuare ancora a lungo.

Sanremo lo odiano tutti e non lo guarda mai nessuno, ma poi, di fatto, tutti quelli che non hanno effettivi impedimenti o impegni davvero irrinunciabili finiscono col seguirlo, almeno in piccola parte, se non in televisione a momento debito, sui social o attraverso la lettura dei numerosi articoli che gli dedicano i giornali.

Perché a Sanremo non si riesce proprio a essere del tutto indifferenti, anche quando ci si mette tutta la buona volontà.

Sia che lo si odi sia che lo si ami, è difficile far finta che non esista, un po’ come avviene con le feste comandate e con le partite dei mondiali, con San Valentino e con un ex Presidente del Consiglio ancora in campo e pronto, qualora gli dovesse essere data la possibilità, a ricandidarsi per l’ennesima volta.

Perché Sanremo, che ci piaccia o no, è un pezzo di storia del nostro paese, e, in fondo, ne andiamo tutti un po’ fieri: se Sanremo non fosse esistito, forse non avremmo avuto modo di ascoltare canzoni bellissime che ancora oggi fanno parte del nostro importante patrimonio musicale -alcune delle quali, peraltro, conosciute e apprezzate in altri paesi del mondo- e taluni di quelli che oggi sono fra gli artisti più acclamati, non avrebbero sarebbero riusciti a emergere e ad affermarsi.

E quindi, forse, ci vorrebbe un po’ più di clemenza nei confronti di quello che, nonostante talvolta abbia le sembianze di un grande circo mediatico nel quale la musica sembra solo un superfluo sottofondo, anziché la protagonista indiscussa, rimane un’importante vetrina nel panorama musicale nostrano, nonché una delle poche cose che ci legano a un tempo in cui essa ancora rivestiva un ruolo fondamentale all’interno della società.

D’altronde non è poi così falso che “Sanremo è Sanremo”.

Perchè, nonostante tutto, Sanremo rimane Sanremoultima modifica: 2017-02-10T16:17:49+00:00da giacomo-giglio
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