Avere o non avere

I "baby-ricchi": sintomi viventi del declino dell'Occidente.

I “baby-ricchi”: sintomi viventi del declino dell’Occidente.

di Giuseppe Lupoli

 

L’egoismo è, da sempre, insito nell’animo umano. Proprio su quest’aspetto si basa il capitalismo, che bene o male, va avanti proprio per questo: il desiderio di possedere ricchezza ed oggetti ad essa collegati fa sì che questo sistema rimanga in piedi, perché le persone puntano a lavorare ed impegnarsi in ciò che fanno, non tanto per raggiungere solo ciò che è necessario per vivere ma, anche per potersi permettere il superfluo. Al di là di tutto, ciò può avere anche un risvolto positivo, perché l’ambizione di migliorare la propria condizione materiale può essere un modo per dare uno scopo a tante esistenze ma, non può diventare l’unico obiettivo di una vita, perché ciò ridurrebbe gli esseri umani a meri consumatori, che tendono a non avere alcun fine che non sia il possesso di status symbol. Anche Weber, ne “L’Etica protestante e lo spirito del Capitalismo”, affermava che in ottica religiosa, coloro che avevano successo negli affari potevano vedere in questo un segno della grazia divina. Anche in questo caso l’accumulo di ricchezza non era fine a se stesso.

Giovedì 2 Febbraio nel programma “Italia”  di Michele Santoro, con l’espediente di parlare della situazione giovanile a Roma e dei contrasti tra gruppi di ragazzi di estrazioni sociali diverse, è stato trattato il tema dell’importanza della ricchezza nell’educazione e nel rapporto con l’altro. L’aspetto più inquietante dell’intera inchiesta è stato vedere il vuoto culturale degli intervistati, sia dei borgatari che dei pariolini fino ad arrivare agli estremisti di destra.

L’oggetto del contendere era il possesso o meno della “macchinetta”, cioè quelle piccole automobili, che si possono guidare anche senza patente e che sono un must tra gli adolescenti della “Roma bene”. Gli scontri abituali, tra i gruppi di ragazzi, in Piazza Cavour, che è un importante luogo di ritrovo per i giovani romani, sono causati dall’appartenenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro, dovuta solamente all’avere o meno la “macchinetta” o la marca giusta del giubbotto o avere i capelli acconciati da borgataro o da pariolino. In poche parole, non c’è uno scontro su idee, ideali o precise ragioni politiche ma solo per il possesso del territorio che scaturisce, dalla parte dei ragazzi ricchi dalla volontà di dimostrarsi vincenti e da quella dei burini di avere una rivincita sociale.

L’aspetto più triste era che un paio di mamme benestanti ridevano ed esaltavano le virtù salvifiche della “macchinetta” – che evitava ai loro pargoli di fare brutti incontri per la strada o sui mezzi pubblici – e ridevano giulive, rendendo ancora più odioso il proprio contesto dorato.

Per fortuna le poche decine di persone intervistate rappresentano la minima parte dei ragazzi e dei genitori romani. E’ stata una sorta di “Grande Bellezza”, un canto sul declino della nostra società che, non può più permettersi di concentrarsi solo sull’avere ma, dovrebbe dare anche un po’ di importanza all’essere.

Avere o non avereultima modifica: 2017-02-09T12:00:15+00:00da giacomo-giglio
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