I miliardari cercano rifugio in Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda è al centro di un'emigrazione "di lusso".

La Nuova Zelanda è al centro di un’emigrazione “di lusso”.

Fonte originale: La Stampa (di Vittorio Sabadin)

 

James e Lachlan Murdoch, i figli di Rupert, stanno per ereditare dal padre l’impero di News Corp, ma sembrano più preoccupati da un’altra cosa: che la costruzione della loro casa nei boschi del Canada proceda in fretta. La residenza sarà completamente autonoma, con generatori e pannelli solari e una propria sorgente d’acqua; la cacciagione intorno non manca e probabilmente ci sarà anche una serra per coltivare l’orto. Persino l’autorevole Financial Times si è domandato perché i fratelli Murdoch stiano dedicando così tante attenzioni alla loro nuova casa canadese.

 

Dall’altra parte dell’Atlantico il New Yorker ha indagato, e ha scoperto che decine di miliardari, soprattutto quelli che hanno fatto i soldi nella Silicon Valley, stanno a loro volta costruendo case-rifugio in luoghi sperduti. Tra questi ci sono il fondatore di Alibaba, Jack Ma, l’imprenditore Kim «Dotcom» Schmitz, il miliardario azionista di Facebook Peter Thiel, il regista di Hollywood James Cameron, il tycoon dell’acciaio Alexander Abramov e il guru della finanza William Foley.

 

I «preppers»

New Yorker e Cnbc, la tv americana specializzata in business, si sono giustamente chiesti se i ricchi sanno qualcosa che noi non sappiamo, come spesso avviene. Molti miliardari hanno costruito la loro casa rifugio in Nuova Zelanda, che sembra il paese ideale per sopravvivere (non a caso Peter Jackson ha ambientato qui il kolossal fantasy Il Signore degli Anelli con quelle case degli hobbit che sembrano rifugi ante litteram). Già nel 1995, lo scrittore di fantascienza inglese John Wyndham aveva scritto The Chrysalids descrivendo un mondo post-apocalittico in cui la «terra di Zealand» era l’unico luogo risparmiato dalla barbarie. Kim «Dotcom», che ha fondato una società per la sicurezza informatica, pensa che sarà proprio così: «Il mondo va verso una grave crisi. La vedo arrivare e per questo siamo andati in Nuova Zelanda: è lontana e non è un obiettivo nucleare».

 

Steve Huffman, 33 anni, amministratore delegato di Reddit, si è fatto operare agli occhi per poter rinunciare a occhiali e lenti a contatto che si potrebbero rompere nel mondo post-apocalisse. Ha anche acquistato fucili, munizioni e alcune motociclette che gli eviteranno di restare imbottigliato nel traffico come sempre accade nei film catastrofici. «Non dobbiamo dare per scontato – spiega – che la democrazia e il benessere cui siamo abituati dureranno per sempre». Antonio Maria Martinez, manager di Facebook, ha costruito il suo rifugio in un’isola del Pacifico e lo ha dotato di pannelli solari, armi e munizioni. «Stiamo pattinando – dice – su un ghiaccio molto sottile».

 

I «preppers», coloro che si preparano alla catastrofe, non sono una novità: ogni eclisse, ogni profezia Maya, ogni asteroide avvistato dalla Nasa ha scatenato una corsa all’acquisto di rifugi. Persino National Geographic ha un canale tv dedicato a chi si prepara alla fine del mondo, dove dispensa consigli su come cavarsela. Ma non era mai capitato che un numero così consistente di persone facoltose abbia fatto sapere di stare preparandosi a tempi molto duri. Tom Chang, direttore del fondo Mayfield, ha detto al New Yorker che partecipa spesso a riunioni con colleghi in cui si discute su come affrontare l’apocalisse in arrivo.

 

La paura delle rivolte  

Secondo il settimanale americano i miliardari della Silicon Valley, così numerosi tra i «preppers», temono anche di doversi difendere da una rivolta popolare, dovuta al fatto che l’intelligenza artificiale farà perdere il lavoro a migliaia di persone. Reid Hoffman, fondatore di Linkedin, ha ammesso che la Silicon Valley si sta preparando a una crisi. La Cnbc ha trasmesso un documentario sulla corsa al Survival Condo Project, un vecchio silos missilistico di Wichita, nel Kansas, trasformato in lussuosi appartamenti da tre milioni di dollari per gente preoccupata dalla fine della civiltà.

 

Ma cosa c’è dunque di così spaventoso all’orizzonte? E’ improbabile che i miliardari della Silicon Valley credano alle panzane che circolano: l’asteroide WF9 che secondo un improbabile astronomo russo cadrà sulla Terra il 25 febbraio; l’eclisse di sole che percorrerà gli Usa da Est a Ovest in agosto e segnerà la fine dei tempi; il pianeta Nibiru che si farà rivedere dopo migliaia di anni alla fine del 2017. E’ più probabile che la paura della fine della civiltà sia legata a quella che viene già chiamata la «Trumpocalisse», una serie di eventi a catena causati dalle poco accomodanti politiche del nuovo presidente Usa. Meglio comunque stare attenti a quel che succede, e tenere pronte le valigie per la Nuova Zelanda.

I miliardari cercano rifugio in Nuova Zelandaultima modifica: 2017-02-05T09:39:11+00:00da giacomo-giglio
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