Divorzio lampo (all’islamica)

 

Il Talaq è una pratica diffusa in India e in alcuni paesi musulmani

Il Talaq è una pratica diffusa in India e in alcuni paesi musulmani

di Dalila Giglio

 

E se per divorziare fosse sufficiente pronunciare, ripetutamente, una sola parola? Se vi state fregando le mani o state inorridendo al solo pensiero… beh, sappiate che non si tratta di un’ipotesi tanto remota bensì di una realtà già in atto, da tempo, in alcuni paesi musulmani, fra cui l’Arabia Saudita, e in talune nazioni con forti minoranze islamiche (l’India ne è un esempio).

Talaq, in arabo ripudio, è il nome che prende quest’arcaica e barbara pratica per porre fine alla quale le donne indiane hanno presentato delle petizioni lo scorso 10 gennaio (con l’appoggio del governo).

In base alla legge che prevede il talaqapprovata nel 1937 dai colonizzatori britannici al fine di garantire il rispetto della tradizione culturale islamica-, il marito, unico beneficiario della stessa, attraverso la triplice pronuncia del ripudio, intervallata da almeno un periodo detto idda, nel corso del quale è tenuto ad astenersi da qualsiasi contatto fisico con la moglie, ottiene il divorzio automatico e immediato.

In seguito ad esso, il marito non è tenuto a mantenere, contrariamente a quanto avviene con i figli, la moglie ripudiata, con la quale gli è, eventualmente, consentito riconciliarsi solo dopo che questa abbia contratto un nuovo matrimonio (che deve necessariamente essere consumato, per essere valido) con un altro uomo e che il medesimo abbia anch’egli provveduto a ripudiarla attraverso la pratica del talaq.

Perché la formula sia ritenuta legittima, la triplice pronuncia del termine può avvenire anche telefonicamente o telematicamente: è sufficiente, dunque, un semplice messaggio o una mail, per divorziare istantaneamente dalla moglie.

Va da sé che si tratti, almeno ai nostri occhi di occidentali, di una prassi sessista, primitiva e crudele, che non tiene minimamente in conto la figura femminile, ridotta al rango di un oggetto di cui disporre liberamente, a seconda dei propri umori, e non di un coniuge al quale spettano eguali diritti e doveri.

Ed è proprio appellandosi alla mancata concessione del diritto al divorzio, concesso dal Corano a entrambi i coniugi, nonché all’uguaglianza tra uomini e donne, riconosciuta dalla Costituzione, che le donne indiane si sono appellate alla Corte Suprema di Delhi, dalla quale si attendono una pronuncia d’incostituzionalità sulla legge che prevede il ripudio.

Una sentenza loro favorevole, oltre a rappresentare un significativo passo in avanti in una società profondamente maschilista, libererebbe oltre 90 milioni di esse dall’incubo di essere vittime di una barbara usanza.

Non resta che attendere e confidare nell’obiettività e nel buon senso dei giudici, augurandosi che non pensino come il leader indiano dell’ Istituto Musulmano per la difesa della legge personale o religiosa, secondo il quale è sicuramente meglio ripudiare improvvisamente e immotivatamente una donna, abbandonandola a se stessa, piuttosto che ucciderla, ma che, al contrario, ritengano che la vita di un essere di sesso femminile valga quanto quella di un essere di sesso maschile e che ambedue godano effettivamente degli stessi diritti.

Divorzio lampo (all’islamica)ultima modifica: 2017-02-04T09:21:48+00:00da giacomo-giglio
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