Il Giorno della memoria e i problemi di oggi

Sign at Sobibor

Cartello d’ingresso della città polacca di Sobibor, che ospitò uno dei lager “protagonisti” dell’orrore dell’Olocausto.

 

di Giacomo Giglio

 

Il 27 gennaio 1945 è un giorno ormai lontano: sono passati più di settant’anni dall’ingresso dell’Armata Rossa nell’ “orrore indicibile” e i sopravvissuti di Auschwitz sono ormai poche centinaia: alcuni di essi, onorevolmente, ancora girano il mondo per dare la loro testimonianza.

La Giornata della Memoria è stata, fin dalla sua istituzione, al centro di legittime critiche che sostanzialmente centrano un punto: l’eccessiva attenzione dedicata allo sterminio degli ebrei europei a fronte di altri genocidi, che pure hanno puntellato la storia recente – dagli armeni in Turchia (1.5 milioni secondo le stime storiche più accreditate) fino alla pulizia etnica dei musulmani bosniaci durante la guerra in Jugoslavia. Massacri che, seppur incomparabili dal punto di vista numerico rispetto all’enormità dell’Olocausto, ci ricordano come la crudeltà dell’uomo non abbia etnia o religione.

Tuttavia, al di là della polemica sulla “politicizzazione” della giornata, forse è meglio recuperare il significato originario della giornata: dedicare 24 ore alla constatazione che noi siamo umani e, in quanto umano, siamo esseri fragili. L’avanzare della tecnologia e il predominio della tecnica ci hanno dato la prospettiva (illusione?) di proiettare la nostra immagine ovunque e di poter credere di essere persone migliori di quelle che siamo. Amiamo venderci come persone illuminate, sagge e senza alcuna macchia morale.

Ma la verità è che l’uomo, costituzionalmente, è una creatura debole e soggetta alle sue passioni irrazionali: nel lontano 1933 un uomo di umili origini e dall’aspetto piuttosto goffo, ma dalle non comuni qualità oratorie, Adolf Hitler, riuscì a convincere un intero popolo (in verità già prostrato da anni di sofferenze economiche e sociali) che la colpa di tutto fosse di alcune minoranze – specificamente gli ebrei in primis, ma anche i socialisti, i comunisti, gli “intellettuali”. In una parola: tutti quelli che stavano fuori dal branco.

Hitler è divenuto il simbolo del male assoluto solo perchè la sua funesta dittatura ha interessato il Paese più popoloso d’Europa, la Germania; eppure, prima di lui o dopo di lui, ci sono stati tanti altri esempi di “rabbia popolare” indirizzata sapientemente contro alcune categorie.

Questa giornata della Memoria 2017 appare carica di echi lontani: le masse d’Europa, ma non solo, sono arrabbiate, incattivite e disilluse verso lo status quo (politica, stampa, èlite economiche). Le èlite occidentali hanno fallito clamorosamente e, come ci ricorda l’anno appena trascorso, non si sono nemmeno rese conto di ciò che covava nella pancia dei propri elettori. Il ritorno della povertà e la disoccupazione, unite a un panorama sociale dove predomina spesso l’egoismo e la mancanza di riferimenti certi, hanno creato un clima fertile per chiunque possa proporsi come vendicatore delle masse.

E, come ci ricorda un celebre detto attribuito a Bertolt Brecht, non sempre il male è facile da riconoscere.

 

Il Giorno della memoria e i problemi di oggiultima modifica: 2017-01-27T13:19:55+00:00da giacomo-giglio
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