Liceo classico: i motivi di una crisi

 

Il liceo classico custodisce le chiavi della nostra civiltà, ma attraversa una grave crisi dovuta alla modernità.

Marco Tullio Cicerone: generazioni di studenti del liceo classico sono cresciute con le sue orazioni

 

di Jacopo Diego Azzolini

 

Il crollo di iscrizioni del Liceo Classico è sotto gli occhi di tutti, e prosegue ininterrottamente. Se ne è parlato a lungo (e lo si continua a fare), organizzando persino spettacoli teatrali con ospiti d’eccezione.

Essendo questo tipo di indirizzo da sempre ritenuto l’elite dell’istruzione italiana, fa senza dubbio scalpore quando si parla delle sue difficoltà. Da parte di questo mondo c’è probabilmente cecità e spocchia nel commentare questi avvenimenti: si fa riferimento all’ignoranza che dilaga, a una superficialità crescente della società ed altri commento di questo tipo. Quasi mai, da parte della categoria, c’è un’effettiva (ed efficiente) autocritica, quasi mai si pensa al motivo per cui sempre meno ragazzi optino per questo tipo di studi.

Prima di tutto, va sottolineato che sarebbe folle commentare le scelte delle famiglie senza considerare l’attuale situazione economica. C’è senza dubbio forte preoccupazione per un lavoro che non arriva, e capita anche a personale qualificato con titoli di studi elevati. Oggi le aziende richiedono skills specifiche – abilità che vengono sempre più prese in considerazione da famiglie e studenti.

Il problema del Classico è che si tratta dell’indirizzo di studi meno attuale esistente, visto che porta con sé ancora una struttura essenzialmente fascista (“fascista” nel senso prettamente gentiliano del termine), che praticamente perdura da più di mezzo solo senza subire quasi alcuna modifica. Più che la presenza delle lingue antiche, suscita perplessità il fatto che nel 2017 queste siano così totalizzanti: greco e latino – senza dimenticare filosofia e storia della letteratura italiana – assorbono la stragrande maggioranza del tempo. Lingue straniere, informatica e discipline scientifiche (ossia, ciò che oggi è vitale) sono ai minimi termini.

Insomma, sembra piuttosto verosimile che un ragazzino quattordicenne non impazzisca all’idea di trascorrere un quinquennio terrificante spaccandosi la testa su discipline che gli serviranno a poco o nulla per quando entrerà nell’incandescente mondo lavorativo.

Per molti “classicisti” vecchio stampo tutto ciò appare come sintomo inequivocabile di declino culturale: guardando l’altra faccia della medaglia, può invece apparire positivo come molti ragazzi stiano iniziando a ragionare su cose concrete e a riflettere seriamente su ciò che effettivamente convenga loro fare. Ne è una prova la netta crescita di iscrizioni nei licei linguistici e negli scientifici sperimentali, dove viene approfondito lo studio di lingue straniere, materie scientifiche e discipline (fondamentali!) come il diritto e l’economia.

In molti fanno notare che chi esce dal Classico ha in media risultati più alti per qualsiasi percorso di studi che vada a fare. In realtà, questo discorso è pura e semplice “self-selection”: essendo il Liceo Classico considerato l’indirizzo elitario per eccellenza in cui vanno i “bravi” e coloro che hanno voglia di fare, è logico che tendenzialmente chi ci esca abbia risultati universitari più brillanti del resto della media! Piuttosto, siamo sicuri che con un Liceo Classico più attualizzato le competenze degli studenti non sarebbero state ancora migliori?

In conclusione, le soluzioni per i classicisti (e per classicista si intende il sostenitore di questo tipo di formazione) sono essenzialmente due. La prima è andare avanti col vittimismo contro la perfida società utilitarista che svilisce la cultura umanista. La seconda è invece mettersi nei panni delle famiglie, iniziando ad interrogarsi seriamente sul perché un quattordicenne abbia (legittimamente) seri dubbi sull’efficienza di questo percorso di studi. Di certo, persistere unicamente con le lamentele dalla propria torre d’avorio difficilmente potrà svoltare la situazione.

Liceo classico: i motivi di una crisiultima modifica: 2017-01-25T09:25:53+00:00da giacomo-giglio
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