“Split”: la recensione (in anteprima)

 

Il film uscirà nelle sale il 26 gennaio prossimo

Il film uscirà nelle sale il 26 gennaio prossimo

di Nicolò Venturen

 

Potrebbe essere un thriller come tanti e deludere, magari sfruttare bene il suo potenziale e soddisfare, oppure trovare un M. Night Shyamalan in stato di grazia e sorprendere.

Il regista indiano si dimostra infatti perfettamente in grado di prendere il cinema moderno e piegarlo al suo stile. Distrugge le mode hollywoodiane del momento creando lo stesso qualcosa di personale.

Sarebbe stato davvero facile cadere nel prevedibile o sconfinare nell’assurdo, eppure Shyamalan gioca lo stesso con i toni come un equilibrista. Fonde ironia, elementi paranormali e storie di abusi sessuali senza mai perdere di vista il proprio centro. Si ostina a costruire una tensione continua con una determinazione incredibile, rispettando i confini del genere che più volte si diverte a scavalcare.

Gli spunti che suggerisce questa storia semplice sono così numerosi che il film potrebbe benissimo prendere altre strade senza sfigurare. Ma il regista punta deciso all’intrattenimento e non cerca la metafora o la morale a tutti i costi. Queste sorgono spontanee da una narrazione capace di rendere interessanti e coerenti anche le svolte più banali.

 

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Fa esattamente l’opposto di quello a cui siamo abituati: mostra il minimo indispensabile e lascia che siano le inquadrature a parlare. Delle 23 personalità che convivono nel corpo di Kevin (James McAvoy), gli basta mostrarne quattro per creare un mondo intorno al suo protagonista. Anche la scrittura non è da meno nel rendere gli altri personaggi – compresa l’anziana psicologa che lo segue – altrettanto importanti per estendere la mitologia e dar vita ad un racconto più ampio di qualsiasi universo condiviso.

 

A volte ci dimentichiamo di quanto conti l’impronta di un autore anche nel cinema di genere. Nel finale non solo un’immagine è sufficiente a guardare un personaggio da una prospettiva diversa (che cos’è l’horror se non un’alterazione della prospettiva per percepire in modo diverso la realtà), ma una frase può essere una chiave per aprire la porta del film e permetterci di vederlo più chiaramente che dal buco della serratura. Sarà proprio Kevin, al culmine della sua follia, a trovare un legame con una delle ragazze rapite, Casey, e a capire che “quelli che soffrono sono privilegiati”. Partendo da un elemento fantastico, arriviamo alla dimensione più umana e realistica.

 

È vero, il male si forma dentro di noi, ma nasce dall’ambiente esterno, dalle sofferenze che ci colpiscono. Possono dare origine a personalità malvagie nel caso di Kevin, o permettere a Casey di affrontare qualsiasi pericolo. La più asociale e introversa delle tre ragazze, sarà l’unica in grado di combattere la “Bestia” che c’è in ognuno di noi.

 

 

“Split”: la recensione (in anteprima)ultima modifica: 2017-01-22T09:07:54+00:00da giacomo-giglio
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