HeroQuest: un gioco che ha fatto leggenda

 

HeroQuest: un gioco da tavolo che ha fatto la storia.

HeroQuest: un gioco da tavolo che ha fatto la storia.

di Oscar Fulvio Camporeale

 

Entusiasmanti avventure nel mondo della MagiaÈ la “promessa” scritta sulla scatola di HeroQuest, gioco uscito nel 1989 e rimasto nel cuore di molti appassionati.

Da noi in Italia rientrava nella categoria dei giochi di società, o giochi in scatola, come Monopoli e simili. Ma in realtà si trattava di qualcosa di completamente diverso, una porta sul fantasy (anche se allora in pochi lo chiamavano così) e ai giochi di ruolo e miniature.

A confezionarlo fu la Milton Bradley Company, storica casa produttrice di giocattoli (qualcuno ricorda Brivido?), con la partecipazione della Games Workshop, azienda che produce miniature per i giochi Warhammer e Warhammer 40000.

Ogni aspetto era curatissimo. A partire dalla confezione: il titolo troneggiava su un’illustrazione dell’artista Les Edwards, che ha prestato il suo talento a tante copertine di libri e locandine di film. Un barbaro (molto simile a Conan) sta per colpire davanti a sé con la sua spada, fiero e deciso. E’ in un sotterraneo e vicino a lui i suoi compagni di avventura: un nano, un elfo e un mago, tutti pronti a difendersi dall’ora di mostri che li circonda.

Basta per questo per far capire in cosa consiste il gioco: bisogna sgominare le orde di orchi, zombie e altri mostri a suon di armi e magie, per recuperare i tesori custoditi nelle profondità della terra.

Tuttavia era aprendo la scatola che ci si trovava veramente davanti a qualcosa di diverso da tutti gli altri giochi. Ogni personaggio aveva una miniatura monocromatica dettagliata e una scheda: i quattro protagonisti erano uno diverso dall’altro, unici. Poi c’erano anche le statuette dei mostri, una marea: orchi, goblin, scheletri, mummie, zombie, guerrieri, mago del caos e perfino un enrome gargoyle alato.

Ma non finiva qui: c’erano anche da montare con pezzi di plastica e carta le porte e i mobili. Così in ogni partita tutto prendeva vita e soprattutto forma sul tabellone: nelle stanze potevano esserci armadi, tavoli o banchi da tortura.

 

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HeroQuest non deludeva nemmeno nelle meccaniche di gioco vere e proprie. Un giocatore interpretava il malvagio stregone Morcar col compito di usare i mostri, posizionare i pezzi sul tabellone e guidare il gioco. Doveva impedire ai 4 Eroi di completare la loro missione, come salvare un prigioniero, trovare un oggetto o uccidere un demeritato mostro. Movimento e combattimento erano gestiti in modo semplice con i dadi, mentre a dare il giusto brio pensavano le differenze fra i personaggi: il barbaro era temibile con la spada, mentre il mago poteva fare ricorso agli arcani, l’elfo usava spada e magia, mentre il nano sapeva destreggiarsi con le trappole.

A loro toccava cimentarsi in diverse imprese, avventure già pronte (a cui si aggiungeva la possibilità di creare le proprie quest). Il bello era usare lo stesso personaggio più volte, in avventure diverse, vedendolo crescere e diventare sempre più forte e attrezzato.

 

Certo non mancavano i difetti. Alcune parti delle miniature erano molto fragili, così come i tasselli di carta che potevano lacerarsi nella scatola. Passando alle dinamiche di gioco, alcune parti erano poco sviluppate, prima fra tutte la magia: questo portava ad avere personaggi un po’squilibrati, con i combattenti corpo a corpo sempre più efficaci di chi disponeva delle carte magia.

Per noi italiani poi ci furono alcuni problemi di traduzione, che rendevano un paio di imprese difficili da capire o incomplete. Sempre da noi, per tagliare i costi di produzione non fu allegata la scheda in cartone dell’armeria, tagliando una piccola porzione del gioco (problema ovviabile comunque usando le carte). Senza contare che per paura che le avventure fossero troppo difficili, ogni mostro moriva con un colpo solo, a differenza della versione americana.

Lo scopo però rimaneva chiaro. Un gioco semplice e divertente per spingere i giocatori ad appassionarsi ad un mondo di guerrieri e incantesimi, in modo da spostarsi poi su altri prodotti della casa produttrice con lo stesso stile, più complessi (e costosi).

 

Un “problema” per la Games Workshop fu il successo oltre le aspettative di HeroQuest: i giocatori volevano più possibilità per quel gioco, senza passare in massa verso il prodotto Warhammer come sperato.

Così negli anni seguenti uscirono alcune espansioni per la scatola base. Si trattava di nuove imprese, miniature ed ambientazioni, che aggiungevano nuove possibilità e moduli: in Europa abbiamo visto La roccia di Kellar, Il Ritorno del Signore degli Stregoni, L’orda degli Ogre e I maghi di Morcar. In America e Canada invece i giocatori hanno potuto mettere le mani su pack dedicati a due personaggi, il barbaro e l’elfo. Per tutti uscì anche un kit per progettare avventure sempre nuove. Venne proposta anche la versione Advanced HeroQuest, ma non ebbe lo stesso successo.

A testimonianza del loro successo, oggi le scatole di HeroQuest e degli expansion pack hanno prezzi da collezionismo, quindi non è facile portarsi a casa il gioco a prezzi accessibili (ma mai demordere, le occasioni spuntano sempre). Da qualche anno poi c’è un progetto per una nuova edizione del gioco, creato da un gruppo di fan spagnoli, chiamato HeroQuest 25th, che però sembra molto in ritardo.

Furono tratti dal gioco anche un paio di videogiochi e nel 1990 vide la luce StarQuest, gioco creato dai papà di HeroQuest, ma ambientato nel futuro lontano.

 

Insomma, 28 anni dopo, una partita ad HeroQuest è consigliata a tutti: vi divertirete come allora.

HeroQuest: un gioco che ha fatto leggendaultima modifica: 2017-01-16T13:32:29+00:00da giacomo-giglio
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