La conservazione del territorio

 

Il consumo di suolo ha spesso devastato le nostre campagne

Il consumo di suolo ha spesso devastato le nostre campagne

 

di Anna Iatì

 

È stata recentemente approvata a Quito (Ecuador) la nuova Agenda Urbana delle Nazioni Unite Habitat III. Al suo interno un punto di svolta è segnato nel suo documento costitutivo Dichiarazione di Quito sulle città sostenibili e gli insediamenti umani per tuttinel quale troviamo l’articolo 102 che sottolinea l’importanza di una formazione nel campo della pianificazione urbana, territoriale, paesaggistica e ambientale.

La laurea in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale si può distanziare da quella in Scienze dell’architettura e Architettura per il progetto in quanto non si occupa della parte strutturista bensì è volta a formare un “tecnico del territorio” fornendo una preparazione utile a collaborare con le attività connesse alla pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale.

 

Cosa si intende per Pianificazione? La Pianificazione sfrutta le risorse del territorio per il raggiungimento di differenti obiettivi predisponendo gli strumenti e progettando gli interventi che servono a raggiungere tali obiettivi. Alcuni aggettivi per descrivere la pianificazione possono essere territorio, città, paesaggio e ambiente in quanto essa utilizza molte risorse per pianificare nel miglior modo possibile.

 

Una delle problematiche che emerge sul nostro territorio è lo spreco delle potenzialità che esso presenta, portando così ad un eccessivo consumo di suolo, continuando a costruire su un territorio che potrebbe essere utilizzato per l’agricoltura, e senza pensare che l’impermeabilizzazione delle superfici porta conseguenze a livello di cambiamento climatico e di sicurezza alimentare.

 

In questo caso non si parla di un problema nazionale ma europeo in quanto dalla metà degli anni ’50 la superficie totale dell’Unione Europea è aumentata del 78%, al contrario della crescita demografica che è stata del 33%.

 

La risposta a tutto ciò sarebbe l’arresto di questo sconsiderato consumo di suolo, sviluppando invece quella che è l’agricoltura rispondendo così alle necessità collettive e valutando i rischi, prevenendo così le possibili catastrofi.

 

Qual è però il problema di fondo? Tutti sentiamo parlare di architettura piuttosto che di urbanistica, sentendo parlare dei cosiddetti “archistar” e mai di “plannerstar”. Questo perché, come dice Giuseppe Campos Venuti nel libro “Città senza cultura: intervista sull’urbanistica” il planner non si identifica con il ruolo di star. Il planner è colui che “contribuisce direttamente all’amministrazione dell’urbanistica come consulente interno di una struttura pubblica, nella quale il politico ha precise responsabilità, che il planner ha, però contribuito a definire e, in qualche modo, quindi, condivide”.

 

Non si può certo dire lo stesso di coloro che vengono definiti “archistar” in quanto per la maggior parte pongono una sorta di “negazionismo” nei confronti dell’urbanistica. Attenzione, ciò non significa che i progetti di un archistar non siano belli ma che, però, tengono poco in considerazione le esigenze del contesto circostante. Queste “dimenticanze” portano ad un sovraccarico urbanistico ponendo l’attenzione solo alla valorizzazione immobiliare, che non ha nulla a che vedere con i reali bisogni del territorio.

La conservazione del territorioultima modifica: 2017-01-12T13:55:18+00:00da giacomo-giglio
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