Capodanno: tragicommedia di una festa che sopravvive a tutto.

 

Fantozzi ha rappresentato al meglio la "tragicommedia" del Capodanno.

Fantozzi ha rappresentato al meglio la “tragicommedia” del Capodanno.

di Dalila Giglio

 

Odio il Capodanno: sì, proprio come Antonio Gramsci, detesto i giorni “di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano”, che “fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito” e “credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria”.  

Purtroppo, l’auspicio dell’indimenticato politico e filosofo non si è realizzato e né il socialismo, né nessun’altra corrente politica, hanno scaraventato “nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito”.

Siamo ancora qua, nel XXI secolo, a festeggiare in giorni prestabiliti dell’anno replicando rituali obsoleti ai quali nessuno, forse per scaramanzia, forse per rispetto delle tradizioni passate o forse perché -ohibò!- ci crede sul serio, osa sottrarsi.

Il Capodanno sembra ancora rappresentare, per buona parte delle persone, la ”festa delle feste”, essendo la celebrazione dedicata al giorno in cui ha inizio un nuovo anno, che si spera foriero di salute, prosperità e felicità.

E può darsi che sia proprio questo, a rendere terribile il primo giorno dell’anno: le aspettative, purtroppo spesso illusorie, che ciascuno vi ripone, l’idea che con l’arrivo dell’anno nuovo si chiuderà un capitolo e se ne aprirà uno migliore e più soddisfacente, fosse solo perché peggiore del precedente non lo si immagina possibile.

 

Un’idea tanto ingenua quanto infantile, ma così rassicurante che si fa fatica a non farla propria e a cullarsi in essa, cosicché si finisce a celebrare l’ultimo dell’anno in grande, tra cotechino e lenticchie, brindisi di mezzanotte, botti, fuochi d’artificio, trenini, mutande rosse, piatti vecchi gettati dal balcone, danze sfrenate, giochi di società sino a notte fonda, messaggi di auguri, foto in diretta sui social a testimoniare quanto ci si stia divertendo anche quando non è vero, accoppiamenti a tutti i costi anche da brilli e con sconosciuti che “chi non lo fa a Capodanno non lo fa tutto l’anno”.

 

Lo facciamo tutti, anche se solo in minima parte e anche se in un’altra città o nazione, sebbene nessuno, in fondo, ci creda davvero al fatto che l’anno che verrà sarà molto diverso da quelli che lo hanno preceduto nonché ricco di stravolgimenti positivi.

A certi meccanismi non si sfugge, anche quando si fa di tutto perché ciò avvenga, perché certi meccanismi sono più grandi di noi e radicati al nostro interno, sicché ingannarli del tutto appare impossibile.

“Adda passà ‘a nuttata” di Capodanno e una volta trascorsa, con l’avvento del primo giorno del 2017, torneremo, fatta salva qualche eccezione che conferma la regola, alla nostra vita di sempre.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità
”.

 Buon anno a tutti i lettori di Equilibrio Instabile!

 

Capodanno: tragicommedia di una festa che sopravvive a tutto.ultima modifica: 2016-12-31T13:18:32+00:00da giacomo-giglio
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