Picchia per noi, Pasquale Bruno!

 

Lo sguardo rassicurante di Pasquale Bruno, con la maglia degli Hearts

Lo sguardo rassicurante di Pasquale Bruno, con la maglia degli Hearts

di Giuseppe Lupoli

 

Questo articolo non è adatto ad un pubblico debole di cuore o a coloro che amano il calcio bailado fatto di finte, veroniche e colpi di tacco. Coloro che possono apprezzare a pieno le gesta del “losco figuro” di cui si parlerà, sono quei tifosi cultori dell’entrata intimidatoria e della scivolata assassina, seguaci di gente come Paolo Montero o Daniele De Rossi, quelli che amano il sangue nell’arena più del gesto tecnico fine a se stesso, quelli che, macchiavellicamente, pensano che il fine giustifichi i mezzi, ancora di più, in un teatro pieno di tensione, come un campo di calcio.

Pasquale Bruno fu un calciatore duro, rissoso e che per l’impegno profuso, utile a sopperire a limiti tecnici abbastanza evidenti, fu molto amato dai tifosi delle squadre in cui militò e detestato da avversari e curve “nemiche”. Uno di quei difensori vecchia maniera, che facevano delle maniere forti il loro marchio di fabbrica, giocatori che oggi, tra prove tv e regolamenti molto più severi, sarebbero quasi sempre a vedersi le partite in tribuna, perché squalificati. Ancora memorabili sono i suoi interventi da saloon e i suoi battibecchi con i grandi attaccanti dell’epoca, da Baggio a Maradona passando per Van Basten e Vialli.

Fu soprannominato dal compagno Tricella, ai tempi della Juventus, O’ Animale, per l’omonimia con il pericoloso killer pentito della Camorra, Pasquale Barra. Fu un soprannome piuttosto riuscito, poiché Pasquale Bruno, a causa della sua irruenza in campo, collezionò oltre cento cartellini gialli, numerose espulsioni ed una cinquantina di giornate di squalifiche. Ancora memorabili sono i suoi interventi da cartellino rosso.

Crebbe nel Lecce dove, nel 1979, esordì in serie B. Nel 1983 passò al Como con cui, l’anno successivo, mosse primi passi in serie A. Dopo quattro stagioni, nel 1987, arrivò sotto la Mole, sponda Juventus, dove iniziò ad arricchire la propria bacheca. Nel 1990 vinse, con Dino Zoff allenatore, la Coppa Italia e la Coppa Uefa. Lo stesso anno, svincolatosi dalla Juventus passò al Torino di Emiliano Mondonico.

Bruno in un Torino-Milan di inizio anni Novanta

Bruno in un Torino-Milan di inizio anni Novanta

 

All’inizio fu contestato dai tifosi granata per i suoi trascorsi bianconeri ma, nel corso di poco tempo, diventò un idolo della Curva Maratona, che gli dedicò anche il famoso coro: “Picchia per noi, Pasquale Bruno!”. Trovò al Toro due guerrieri come lui, Enrico “Tarzan” Annoni e Roberto “Rambo” Policano, con cui lottare su ogni pallone e incutere un certo timore negli avversari; ad esempio nel derby del 17 Novembre 1991 Bruno, ammonito dopo cinque minuti, si fece cacciare per una gomitata a Casiraghi e poi cercò, invano, grazie all’intervento dei suoi compagni, di aggredire l’arbitro Ceccarini. Il difensore salentino, per questa scena non molto edificante, si beccò otto giornate di squalifica poi ridotte a cinque. Policano, invece, si fece espellere per un calcio in faccia, sempre ai danni dello sfortunato Casiraghi.

Il primo anno vinse la Mitropa Cup, ma fu solo l’inizio dell’ascesa di una squadra gagliarda che fu un mix di cattiveria agonistica e grinta e piedi fatati come quelli di Gigi Lentini e Martin Vazquez. Nella seconda annata i granata arrivarono fino alla finale di Coppa Uefa contro l’Ajax , che vinse solo per il numero maggiore di gol in trasferta, e che, ancora oggi, viene ricordata per la sedia alzata da Mondonico, per protestare contro le decisioni dell’arbitro e quasi a volere sconfiggere la sfortuna, che attanagliò la sua squadra che colpì due legni nel ritorno. Bruno nella semifinale di ritorno, contro il grande Real Madrid, neutralizzò Emilio Butragueño, uno degli attaccanti più letali di quel periodo. Forse, questo fu il punto più alto della sua carriera. Nel 1993 affermò di avere trovato un accordo con il Manchester City e di essersi già allenato con i nuovi compagni. Alla fine dell’anno vinse la Coppa Italia contro la Roma. E’ la fine della storia d’amore tra il Toro e Pasquale Bruno.

Tornò in serie B con la maglia della Fiorentina. Le sue intemperanze lo fecero mettere fuori rosa e solo nei primi mesi della stagione del suo arrivo in Toscana venne multato dalla società per 117 milioni di lire. Nel 1994 cercò, invano, di passare al Crystal Palace e poi fu acquistato dal Brescia, ma decise di non traferirsi, per timore della sua incolumità e quella della sua famiglia; infatti, a causa di scontri con Radocioiu e Lerda, all’epoca giocatori delle Rondinelle, fu contestato e minacciato dagli ultras bresciani. Passò nel gennaio del 1995 al Lecce, che venne poi retrocesso in serie C e decise di non rimanere e tentare la tanto agognata esperienza britannica.

 

Un rude intervento con la maglia degli scozzesi dell’Hearts

Un rude intervento con la maglia degli scozzesi dell’Hearts

 

Passò all’Hearts di Edimburgo dove potè sfogare tutto il suo furore agonistico. Rimase due stagioni e poi passò in Inghilterra nelle fila del modesto Wigan, impegnato nelle serie minori, dove giocò una sola partita.

“Io non posso rinunciare alla mia cattiveria. Non posso scendere in campo senza la mia grinta, il mio modo di intendere il calcio: uno sport per uomini veri e non per signorine” disse il nostro eroe. Cosa altro aggiungere?

 

Picchia per noi, Pasquale Bruno!ultima modifica: 2016-12-27T09:24:16+00:00da giacomo-giglio
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