Rogue One: la recensione

Rogue One: una storia parallela a Star Wars

Rogue One: una storia parallela a Star Wars

di Oscar Fulvio Camporeale

 

Giovedì 15 dicembre: in programma al cinema c’è un nuovo film di Guerre Stellari (o Star Wars, come lo chiamiamo ormai anche in Italia). Un film particolare: fa parte dell’arazzo narrativo di una saga composta da 7 pellicole, ma si discosta da tutto quello che i fan sono abituati a vedere (ed amare). A partire dal titolo: Rogue One a Star Wars Story. Cioè Rogue One, una storia di Guerre Stellari, perchè questa volta siamo di fronte a quello che gli americani chiamano spin-off. 

Per noi la definizione che più si avvicina è quella di storia parallela, derivata da un’opera principale: l’universo narrativo di riferimento è lo stesso, ma i protagonisti e le vicende sono (appunto) paralleli a quelli dell’opera da cui deriva. Così gli spin-off sono storie a parte, spesso senza conseguenze sulla serie da cui prendono spunto. Tutto questo per dire che Rogue One è un buon film in generale e un ottimo spin-off di Guerre Stellari come valore aggiunto. Il film si inserisce subito prima dell’episodio IV, cioè il primo Guerre Stellari del 1977.

Confusi? Ok, un minimo di storia per chi non ha mai visto cosa succedeva tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana (se invece siete cresciuti a pane e Jedi, saltate pure il paragrafo). 

Nel ’77 esce il primo film in assoluto di Guerre Stellari, diretto da George Lucas, creatore anche di tutto il mondo immaginario che c’è dietro, fatto di alieni, astronavi, ribellione all’ Impero galattico e spade laser. Il successo è immediato, perchè la pellicola mescola sapientemente fantascienza, azione, western, romanticismo e fantasy. Nel 1980 e 1983 arrivano i due seguiti, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Anche qui arriva il successo, ma intanto Lucas spiega: quelli che avete visto sono i film numero 4, 5 e 6 della storia che ho in mente. I prossimi saranno numerati episodio I, II e III perchè racconteranno quello che è successo prima del primo Guerre Stellari (intanto ribattezzato Una nuova speranza).

Intanto Guerre Stellari diventa nel tempo un mostro sacro, una religione per alcuni.

La trilogia prequel vede la luce fra il 1998 e il 2005, ma viene stroncata da pubblico e critica. I fan non trovano più la magia dei primi film, ma pallide imitazioni infarcite di effetti speciali in computer grafica. Qualcosa si è spezzato nella Forza, l’energia mistica che pervade tutta la galassia.

E arriviamo al 2012: la Walt Disney compra la casa di produzione di Guerre Stellari. I fan sono euforici e preoccupati, perchè la casa di Topolino ha dei piani ben precisi per la loro saga. Farà uscire gli episodi dal VII al IX (seguiti veri della trilogia originale) e in più tre spin-off, dedicati a storie nuove e mai narrate prima.

 

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Dopo questo doveroso preambolo, possiamo parlare di Rogue One. L’aspettativa era alta: il primo film al cinema che non si occupava dei personaggi visti e amati negli altri. E prometteva di raccontare come hanno ottenuto i ribelli dell’episodio IV i piani della super arma dell’Impero, la Morte Nera. L’attesa è valsa la pena. Il film è libero da tutta una serie di canoni (o cliché?) che appartengono a ogni episodio di Guerre Stellari numerato. Può osare e lo fa, sapendo che le sua storia non avrà sviluppi futuri.

Racconta così una storia di spie e guerra, con tanto di rimandi allo sbarco in Normandia e l’attacco a Pearl Harbor. E intanto dà alcune risposte a un grande dubbio che accompagna i fan da quasi 40 anni. La vicenda è credibile, espande la mitologia di riferimento senza alterarla. In tante scene spiega ai nuovi spettatori cosa succede e l’importanza di alcune cose, mentre strizza l’occhio ai fan storici, con personaggi, citazioni e situazioni che non possono che strappare un sorriso.

Le parti di azione si lasciano guardare volentieri: menzione d’onore per le battaglie, che danno finalmente l’idea di una guerra vera. Di quelle sporche e piene di morti. E non deve tirare in mezzo i Jedi, i cavalieri del Bene armati di spada laser, per risolvere i momenti difficili. Per alcuni personaggi della trilogia originale c’è una scelta azzardata: ricostruirli in computer grafica, visto che gli attori sono invecchiati o addirittura morti. L’effetto è palese, ma denota il massimo rispetto per il materiale originale (un nuovo casting avrebbe sicuramente fatto infuriare i puristi).

E a proposito della saga originale, qui ci si rituffa in tutti quei “problemi” che negli anni gli appassionati hanno imparato ad amare. Un esempio senza spoiler: i soldati dell’Impero, pesantemente corazzati, continuano a morire dopo un sol colpo di laser. Ma così funzionano le cose in Guerre Stellari. 

Ma allora è un film perfetto? No, assolutamente. Rogue One deve raccontare con i personaggi della squadra si incontrano, uniscono e crescono insieme. Troppo per le due ore circa, quindi qualche passaggio veloce c’è. E la parte centrale risulta un po’ lenta, nonostante qualche guizzo e effetto speciale ben piazzato.

Chiaramente alcune sequenze sono telefonate, saprete esattamente cosa aspettarvi nel momento in cui partono. Ma non sono così tante da annoiare, e soprattutto sono giustificate all’interno del film. Su un paio di incongruenze interne dovrete chiudere un occhio per gustarvi delle sequenze ben realizzate e di intrattenimento.

E il cattivo principale. Ok, nessuno potrà rivaleggiare mai con Darth Fener, ma qui potevano presentare un antagonista intrigante e macchiavellico. Invece alla fine risulta poco più che una macchietta.

 

Insomma, se questa è la qualità degli spin-off che aspettano i fan di Guerre Stellari, possono dormire sonni tranquilli. La base c’è, gli spazi per migliorare anche. La nuova speranza è che anche per i capitoli principali della saga imparino due o tre cose da Rogue One (nuove ambientazioni, personaggi distanti da quelli classici per esempio).
Una nota all’edizione italiana. Hanno lasciato il titolo originale Rogue One, ma nell’adattamento dei dialoghi del film parlano di Rogue Uno. Perchè??!!?!

Rogue One: la recensioneultima modifica: 2016-12-26T13:47:04+00:00da giacomo-giglio
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