La laurea non fa il monaco

La laurea: un traguardo, ma non un'assicurazione di competenza.

La laurea: un traguardo, ma non un’assicurazione di competenza.

di Dalila Giglio

 

 

Per fare il Ministro dell’Istruzione -o meglio, per fare il Ministro in generale, a maggior ragione dell’Istruzione-, occorre essere in possesso di una laurea e, neanche a dirlo, del diploma di maturità, su questo non si discute. Meglio ancora se si è conseguito un Master, un Dottorato o una Scuola di Specializzazione post laurea.

Il possesso dei titoli di studio più elevati rappresenta, in qualsiasi settore professionale, la condizione sine qua non l’accesso alle posizioni più elevate è precluso: il Parlamento, che pure non è un luogo di lavoro ordinario, in questo senso non fa di certo eccezione, anzi.

Senza tener conto del fatto che, ai nostri giorni, anche per fare il portalettere e il centralinista è necessario essere laureati, il raggiungimento dei massimi livelli d’istruzione è un requisito che viene richiesto non solo perché si richiama al buon senso, ma anche perché è posto a garanzia del bene della collettività, poiché si suppone che chi ha un grado d’istruzione più alto sia più preparato e idoneo a svolgere funzioni che comportano un elevato grado di responsabilità.

La vicenda del Ministro Fedeli, che ha monopolizzato l’informazione pubblica nei giorni scorsi, è interessante in quanto fa riflettere proprio su questo aspetto: se è certamente inammissibile che un Ministro non abbia una laurea né un canonico diploma di maturità, è perlomeno plausibile che il possesso di anche numerosi titoli di studio non costituisca garanzia di preparazione, competenza ed efficienza?

In fondo il mondo di oggi è pieno di gente iper-titolata ma incapace, così come di gente sprovvista o in possesso di titoli minimi ma preparata; ognuno di noi conosce almeno una persona annoverabile in una di queste due categorie e forse qualcuno di noi ritiene esso stesso ascrivibile in una di esse.

La realtà è che a contare è anche l’esperienza acquisita sul campo, quella che nessuno corso di studio insegna, qualsiasi sia la professione che si andrà a svolgere, e soprattutto nei settori della scuola e della formazione, come ben sa chi ci lavora.

Certo lo studio è necessario e imprescindibile e la cultura non è negoziabile, però bisognerebbe tenere in giusta considerazione anche l’esperienza, il cui valore, col passare del tempo, appare sempre più sminuito e minimizzato.

Ben venga, dunque, l’indignazione per il Ministero assegnato a una persona non in possesso dei titoli che, anche solo per questione di opportunità, dovrebbe avere, ma non facciamo finta di non sapere di vivere in un paese in cui a ricoprire posti che non gli spetterebbero, per via dei titoli di studio mancanti, sono in tanti e che, sovente, questi tanti vivono sereni sapendo di essere circondati da un clima di omertà.

Indigniamoci e sdegniamoci sempre, ribelliamoci per cambiare le cose, anche nel piccolo della nostra realtà quotidiana, senza, tuttavia, perdere di vista la circostanza che, ai titoli di studio, non sempre si accompagnano conoscenza, competenza, professionalità.

La laurea non fa il monacoultima modifica: 2016-12-23T19:24:05+00:00da giacomo-giglio
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