Umbro: il marchio della Regina

 

Bobby Moore, nel 1966, con la Coppa Rimet

Bobby Moore, nel 1966, con la Coppa Rimet

 

 

di Giuseppe Lupoli

 

Raramente i marchi riescono a diventare iconici come la Umbro. Questa azienda ha segnato un settore importante della società inglese del ‘900 come il calcio. In mondovisione, le magliette, sponsorizzate da questo noto marchio britannico, sono state viste da milioni di persone in diversi angoli del mondo e per decenni. La Regina Elisabetta, i Beatles e i Rolling Stones e poche altre icone inglesi hanno avuto una visibilità maggiore nel Ventesimo secolo.

Tutti i momenti importanti – di vittorie e di sconfitte – del calcio inglese del Novecento hanno quelle magliette come protagoniste indiscusse. Fino ai primi anni Duemila e ancor di più fino agli anni Novanta, la Umbro ebbe una posizione predominante, nel campo delle sponsorizzazioni di squadre di calcio britanniche, poi anche da quelle parti, come stava avvenendo in tanti altri campionati europei, iniziarono ad aumentare le sponsorizzazioni di grandi marchi stranieri come Adidas e Nike. Ad oggi (stagione 2016-17) in Premier League solo tre squadre (Everton, Hull City e West Ham) su venti vestono divise della Umbro.

Bobby Moore alzò al Coppa Rimet  a Wembley, nel 1966, con una maglietta rossa proprio della Umbro. In quel Mondiale inglese quindici squadre su sedici erano sponsorizzate dalla griffe britannica. Il Celtic ed il Manchester United alzarono, rispettivamente la prima Coppa Campioni per la Scozia e per L’Inghilterra, nel 1967 e nel 1968, con indosso magliette di questa marca. Così fu tra il 1977 e il 1984 quando le squadre inglesi vinsero sette edizioni su otto della “Coppa dalle grandi Orecchie” (4 volte il Liverpool, 2 il Nottingham Forrest e 1 l’Aston Villa), periodo d’oro del calcio inglese, concluso con la strage dell’Heysel e con l’esclusione dei club albionici dalle competizioni del Vecchio Continente.

Il Liverpool di Joe Fagan vince la Coppa Campioni del 1984 contro la Roma

Il Liverpool di Joe Fagan vince la Coppa Campioni del 1984 contro la Roma

 

L’abilità del marketing della Umbro fu evidente nel 1963, quando in amichevole l’Inghilterra affrontò la selezione del Resto del Mondo  che aveva nei propri effettivi leggende come Yashin, Di Stefano, Eusebio, Gento e Puskas. I dirigenti del marchio riuscirono ad affiancare alla tradizionale sponsorizzazione della squadra di casa, anche quella degli ospiti. Vinse la partita la squadra dei Tre Leoni, ma anche il marchio inglese che riuscì a farsi conoscere, con questo evento, pure al di là della Manica. La Umbro produsse, a partire dagli anni Ottanta, un tipo di calzoncini, in nylon, spesso in tinte vivaci e con una comoda fascia elastica in vita, definiti Umbros. Concepiti per il calcio diventarono molto popolari tra gli adolescenti alla fine del decennio, come abbigliamento per tutti i giorni. Testimonial involontario del marchio del diamante fu, negli anni Novanta, il fuoriclasse francese Eric Cantona, colonna del Manchester United, che alzandosi il colletto della divisa di gioco attrasse l’attenzione su di sé e sulla sua maglietta, anche in questo caso, marchiata Umbro.

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Cantona nel Manchester United di metà anni Novanta

 

Una storia a parte è quella del rapporto tra nazionale inglese e Umbro. La sponsorizzazione durò dal 1954, con una parentesi dal 1959 al 1965 con Bukta e un’altra 1974 al 1984 con Admiral come fornitori tecnici, fino al 2013, quando il colosso americano Nike, già da alcuni anni proprietario del marchio Umbro, decise di marchiare direttamente con lo swoosh la candida divisa inglese. Fu un qualcosa di epocale, un po’ come se la maglia della nazionale tedesca non fosse più, dopo decenni di sponsorizzazione, griffata dalle tre strisce del marchio bavarese dell’Adidas.  Oltre la vittoria del 1966, con la maglia rossa, poiché l’altra finalista, la Germania era stata sorteggiata come squadra di casa, non ci furono altri trionfi, ma la divisa da gioco della nazionale dei Tre leoni divenne sempre più conosciuta grazie ai grandi giocatori che la indossarono, in vari periodi, come Charlton e Moore, Shilton e Lineker, Gerrard e Rooney.

Bisogna però ricordare che una delle immagini più famose della nazionale inglese e che fece il giro del mondo fu quella non di un fuoriclasse, ma bensì di un ruvidissimo difensore, Terry Butcher , che con lo sguardo spiritato e la maglia sanguinante, terminò una partita determinante per l’accesso ai Mondiali di Italia ’90 contro la Svezia, diventando per tutti “il macellaio”, nomignolo affine, curiosamente, al suo cognome. Butcher si ferì in uno scontro di gioco, ma all’epoca la maglietta non veniva cambiata e il gioco non si fermava.

Terry Butcher dopo Svezia Inghilterra del 1989

Terry Butcher dopo Svezia Inghilterra del 1989

 

Il difensore rimase in campo dopo i punti di sutura a difendere la sua porta ed entrò nella storia del calcio e la sua immagine divenne iconica. L’immagine di un calcio che non c’è più.

 

 

Umbro: il marchio della Reginaultima modifica: 2016-12-20T09:17:04+00:00da giacomo-giglio
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