Introversi o estroversi? Una questione di stile (e di libertà)

Ancora oggi, la timidezza è vista con "sospetto".

Ancora oggi, la timidezza è vista con “sospetto”.

Il seguente articolo è apparso sul sito “L’Opinione Pubblica”  

 

Venerdì 1 dicembre il ‘Corriere della Sera’ ha dedicato un pezzo, con tanto di richiamo in prima pagina (‘E’ giusto che gli alunni alzino la mano?’, di Claudia Voltattorni), ad una storia che arriva dall’Inghilterra.
Il protagonista è tale Barry Found, preside di liceo nella cittadina di Mansfield, nel Nottinghamshire, che ha inviato ai genitori degli alunni una lettera in cui spiegava la decisione d’introdurre il divieto d’alzare la mano in classe, con la seguente motivazione: “Abbiamo deciso di tentare qualcosa di nuovo perché abbiamo constatato che sono sempre le stesse le mani che si alzano quando un insegnante fa una domanda”.
Va apprezzata la ricerca di novità, nonché l’autonomia concessa ai docenti nel trovare dei metodi alternativi per stabilire i turni d’intervento all’interno della propria classe.
Nella lettera è scritto “l’importante è che ogni studente si senta stimolato e abbia la possibilità di contribuire e partecipare”: da ciò si evince che a preoccupare non sono quelli che alzano la mano ma gli altri, quelli che non lo fanno, i “timidi”.
Partendo dall’ovvio presupposto che chi alza la mano di solito è preparato, l’errore logico in cui alcuni docenti potrebbero incappare è di considerare valida anche la regola opposta, cioé dare per scontato che chi non alza la mano non lo sia: dopotutto basta una semplice interrogazione per accertarsene.
Purtroppo il rischio di fare quest’errore è rafforzato dall’attuale contesto sociale, scrive difatti Susan Cain in ‘Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare’ (Bompiani, Milano, 2012) “conviviamo con un sistema di valori che io chiamo l’ideale dell’estroversione, ossia la convinzione diffusa che l’io ideale sia espansivo, dominante, a proprio agio sotto i riflettori, preferisca l’azione alla meditazione, il rischio alla prudenza e la certezza al dubbio”.
In psicopatologia è prevista la diagnosi di ‘Disturbo d’ansia sociale’, nuova definizione che nella più recente edizione del DSM, ‘Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali’, ha sostituito, nel 2013, quella precentemente usata di ‘Fobia sociale’.
Si tratta di un disturbo psichiatrico piuttosto diffuso se, come risulta dalle statistiche riportate dal DSM, il 12,1% della popolazione mondiale ne soffre nel corso della vita.
Per fare diagnosi è però necessaria la presenza di quattro criteri: a) la paura persistente di una o più situazioni sociali o di prestazione, in cui la persona teme di di mostrare sintomi d’ansia o comportarsi in modo imbarazzante e umiliante; b) che l’esposizione a queste situazioni causa quasi invariabilmente ansia; c) che l’ansia sia irragionevole, eccessiva e dolorosa; d) che le situazioni temute vengano evitate, oppure vissute con grande ansia e disagio.
Fatto salvo che chi soffre di questo disturbo merita di ricevere uno specifico aiuto terapeutico, si deve distinguerlo da tutti coloro che semplicemente non amano essere al centro dell’attenzione.
In conclusione non c’è nessun problema se alcuni studenti non alzano mai la mano, come del resto non c’è se altri non lo fanno mai, finché ciò non dimostra null’altro che una diversità tra i loro stili.
Scrive Susan Cain nell’opera già citata in precedenza: “il segreto della vita è mettersi nella giusta luce: per qualcuno sarà quella dei riflettori di Broadway, per altri quella di una lampada da tavolo”.

Fonte originale: Essere estroversi o introversi? Una questione di libertà

 

Introversi o estroversi? Una questione di stile (e di libertà)ultima modifica: 2016-12-12T20:34:25+00:00da giacomo-giglio
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