La nostalgia si fa largo…anche nei videogiochi

 

Il Nintendo Nes (a destra) a confronto con il suo predecessore (a sinistra)

Il Nintendo Nes Classic (a destra) a confronto con il suo predecessore (a sinistra)

di Oscar Fulvio Camporeale

 

Si può vendere la nostalgia? E quanto siamo disposti a pagarla?

Forse la risposta è sì, in particolare in certi settori. Come nel “piccolo” caso del mondo dei videogiochi, il recente Nintendo Classic Mini NES.

Un passo indietro per chi non ha la più pallida idea di cosa stia parlando.Il Nintendo Entertainment System (NES) è una console per videogiochi, commercializzata dalla casa produttrice nipponica Nintendo. Uscita in Giappone nel 1983 (con il nome di Famicon) e dal noi solo 3 anni dopo, fu la macchina a cartucce (i CD allora erano fantascienza) che risollevò l’industria dei videogiochi dopo la grande crisi di inizio anni ’80.

Per capire quanto sia stata importante, basta citare alcuni titoli e saghe che hanno debuttato sull’8 bit della grande N: Super Mario Bros., Donkey Kong, Metroid e The Legend of Zelda.

 

Tornando ai giorni nostri: qualche mese fa Nintendo annunciava che sarebbe uscita una versione commemorativa del NES, con 30 titoli preinstallati sulla macchina. Non sarà possibile aggiungere o cambiare, ma il controller sarà uguale a quello degli anni ’80 e si potrà anche simulare la visione dei giochi come su un vecchio televisore a tubo catodico. Il prezzo, 60 euro. La data di uscita? L’11 Novembre.

Così il NES Classic arriva nei negozi: in meno di 24 ore diventa introvabile e le aste su ebay iniziano a salire. Oggi per averlo bisogna spendere almeno il doppio del suo prezzo originale.

 

A questo punto sorge qualche domanda: possibile che il popolo videoludico sia impazzito per una macchina che è la versione ufficiale dei cosiddetti Famiclone, console più o meno lecite che permettevano di giocare ai titoli del NES (ricordate: 9999 giochi in 1)?

Possibile che la nostalgia sia così forte, da spingere in massa a comprare un oggetto che non può in alcun modo competere con le recenti Playstation 4 e Xbox One? Un prodotto destinato ai più nostalgici, è diventato punto di riferimento per la maggior parte dei videogiocatori?

La risposta non può essere così precisa.

 

Pensando alla produzione è facile pensare che Nintendo abbia pensato bene alla sua strategia. Come avvenuto anche in passato, è possibile che le prime forniture siano state sottodimensionate per paura di rimanere con delle giacenze. Inoltre, le poche unità disponibili rendono un prodotto più desiderabile e possono far aumentare gli ordini futuri.

Ma guardando anche alla quantità di commenti che circolano su siti e stampa specializzata, è possibile che la casa giapponese non si aspettasse un successo così grande per un’operazione nostalgia “di prova”. Forse anche Nintendo è rimasta stupita da quanto l’affetto e il desiderio di “passato” abbiano aiutato in questo caso.

Parliamo chiaro: oggi l’industria è cambiata e la grande N non ha più un ruolo leader nel settore videogiochi. E’ riuscita a ritagliarsi negli anni un pubblico di affezionati e continua a sfornare prodotti di immensa qualità, ma la sua ultima console, il Wii U, è stata senza mezza termini un fallimento. Un disastro non previsto, che l’ha costretta a rivedere molte strategie.

Così ora ha deciso di puntare su due fronti: da un lato al futuro, con la prossima macchina, il Nintendo Switch, che unirà gioco portatile e fisso. Dall’altro, ha capito che il pubblico che la segue è quello che è cresciuto con lei. Quello che c’era con il NES, il Super Nintendo, il Nintendo 64 e il Gamecube: un target che oggi spazia dai 30 ai 40 anni, magari non ha più comprato Wii o Wii U, ma non disdegnerebbe una partitina a Super Mario (quello dei suoi tempi, quando tutto era più facile).

Così il NES Classic diventa un interessante precedente: se la prossima console dovesse “floppare”, si potrà puntare su altre operazioni recupero come questa. Il parco titoli a disposizione è immenso, le possibilità infinite. In pratica, si potrà vendere la nostalgia a un tot al pezzo.

Quindi è chiaro che il NES Classic si rivolga a chi ha avuto la possibilità di giocare con l’originale ormai 30 anni fa. Ed esteticamente la macchina è una versione in scala uno a tre circa del NES originale: cambiano solo l’uscita video (ora HDMI) e l’alimentazione. Come detto anche il controller è una replica del pad originale, così come i giochi sono versioni emulate di quelli venduti su cartuccia, senza migliorie o cambiamenti. Non è pensata per i giovani videogiocatori moderni, abituati ad altra grafica, prestazioni e modi di fruire i giochi.

In foto: una selezione dei giochi disponibili su Nes

In foto: una selezione dei giochi disponibili su Nes

 

Esiste da sempre una fetta di pubblico nostalgica, sempre pronta ad affermare che adesso le cose non sono più belle come decenni fa. Ma negli ultimi anni la quantità industriale di contenuti sempre più veloci e facilmente rimpiazzabili ha aumentato il senso di sconforto per i consumatori che hanno vissuto la trasformazione del sistema. Con i videogiochi (anche solo fino a 15 anni fa) c’era una maggiore cura nei titoli che venivano venduti, perchè non erano facilmente aggiornabili. Era più complicato procurarsi i giochi e non c’era la richiesta così alta di novità tipica degli ultimi anni.

Chi ha vissuto quel periodo ora trova difficile accettare aggiunte come i DLC (contenuti aggiuntivi da scaricare), i seguiti che escono a cadenza annuale e le nuove versioni delle console senza un cambio di generazione (un esempio: Playstation 4 diventa Playstation 4,5; leggermente più potente, ma non ancora la versione 5).

Così cresce il numero di nostalgici, di persone pronte a comprare ciò che gli promette di tornare in qualche modo a giocare come se lo ricordavano (anche se solo in parte).

Questa volta la nostalgia costava 60 euro: vedremo in futuro quanto verrà valutata.

 

La nostalgia si fa largo…anche nei videogiochiultima modifica: 2016-11-25T11:06:08+00:00da giacomo-giglio
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