Il Mercato, predatore della nostra vita

Il capitalismo uccide l'amore

Il capitalismo uccide l’amore

di Dalila Giglio 

 

Laddove c’era la politica ora c’è il Mercato. Quello con la m maiuscola, che a nessuno venga in mente di pensare alle bancherelle che smerciano frutta e verdura o che vendono abbigliamento a basso costo.

Bisogna fare attenzione a quello che accade sul Mercato, assoggettarsi alle sue leggi, vedere di buon occhio il suo crescente predominio; ma anche familiarizzare con i concetti di capitale, borsa, investimenti, azioni, quantitative easing, trader, quotazioni, titoli, obbligazioni, PIL (ovvero con concetti che una volta erano cari pressoché esclusivamente agli esperti di economia e di finanza o agli appassionati del settore), nonché essere informati sull’andamento dello spread e sulle ripercussioni economiche di determinate scelte politiche.

E poi, se non leggere Il Sole 24 ore, almeno buttare l’occhio sulle pagine economiche di un quotidiano, cartaceo o on line che sia.

Con buona pace di Marx, la sovraccumulazione capitalistica si è impossessata delle nostre vite al punto di dominarle.

Senza neppure accorgercene, abbiamo iniziato ad accumulare sempre di più, e non solo beni materiali: abbiamo iniziato ad affastellare anche le persone e le relazioni – a sostituire le prime e a interrompere le seconde, chiaramente per dar vita ad altre, non appena l’entusiasmo iniziale svanisce- con la stessa facilità con la quale rimpiazziamo un oggetto usurato o passato di moda, vittime di un insaziabile e compulsivo impulso al nuovo.

Compriamo e ammassiamo spesso senza poi utilizzare ciò che fino a un istante prima dell’acquisto ci era parso assolutamente vitale e imprescindibile; acquistiamo senza averne l’effettiva necessità, convinti, però, di essere sospinti da un bisogno reale, che in realtà è soltanto quella sensazione di vuoto che prima o poi ci attanaglia tutti e che, in tale maniera, ci illudiamo di riempire.

E invece è il Mercato che, a nostra insaputa, ci spinge verso una direzione anziché verso un’altra, che orienta i nostri gusti, che alimenta in noi dei bisogni continui e soventi fasulli, che c’imbroglia facendoci credere che siamo noi, e non lui, a scegliere liberamente cosa, quando e dove acquistare.

Siamo diventati schiavi del Mercato e delle sue logiche spietate, pur senza comprenderlo, finendo col perdere di vista ciò che realmente conta per il benessere della comunità mondiale di cui facciamo parte e creando, in siffatta maniera, una società in cui sembrano non esservi più valori e obblighi morali ampiamente radicati e globalmente condivisi.

La logica dei mercanti, quella dello scambio volontario per il mutuo beneficio, è diventata l’unica logica attraverso la quale regoliamo le nostre azioni e i nostri rapporti, ma la vita non è una piazza virtuale in cui si scambiano strumenti finanziari, né un’azienda: la vita è complessa e la logica dello scambio non è applicabile a una buona parte di essa.

Rinsaviremo o finiremo schiacciati dal Mercato e dalle logiche capitalistiche?

“Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.”

Il Mercato, predatore della nostra vitaultima modifica: 2016-11-23T12:23:42+00:00da giacomo-giglio
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