Il giocatore più svogliato dell’Est

 

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Dimitar Berbatov con la maglia del Manchester United

di Giuseppe Lupoli 

 

Avrebbe potuto essere l’erede del suo connazionale più famoso, Hristo Stoichkov. Avrebbe potuto vincere molto di più, essere più decisivo, segnare molti più gol, fare la storia del calcio. Come quei ragazzi intelligenti ma, che non si applicano, le basi ci sarebbero state tutte, per entrare nella leggenda, ma, probabilmente, al diretto interessato tutto ciò non interessava particolarmente.

Stiamo parlando di Dimitar Berbatov che, per chi non segue molto il calcio, potrebbe dire piuttosto poco; tuttavia, si può dire, piuttosto serenamente, che è uno dei giocatori più dotati tecnicamente, eleganti e completi, che si siano potuti vedere – negli ultimi anni – calcare il rettangolo verde di gioco.

La nazionale bulgara ha avuto in Stoichkov, tra gli anni Ottanta e tutti gli anni Novanta, un leader indiscusso, tecnicamente dotatissimo, che vinse anche il pallone d’Oro e si impose in una squadra leggendaria come il Dream Team del Barcellona di Cruijff. Era l’antagonista dell’altro capopopolo dell’Est calcistico di quegli anni, il Maradona dei Carpazi, il rumeno George Hagi, suo avversario sia con le nazionali sia nel campionato spagnolo con la maglia del Real Madrid, e poi suo compagno di squadra in Catalogna. In questi casi però, si trattò di leader in campo, che fecero pesare la propria presenza anche negli spogliatoi e che ebbero una leadership indiscussa e indiscutibile.

La carriera di Berbatov iniziò nel Pirin, la squadra della sua citta, Blagoevrad. Venne notato dal CSKA di Sofia e fu portato nella capitale per fare il salto di qualità. Qui vinse il suo primo trofeo, la Coppa di Bulgaria, nel 1999. Nel gennaio del 2001 passò al Bayer Leverkusen che, in quegli anni, stava investendo in giovani promettenti, come il nostro protagonista o il talentuoso Ballack. Nel 2001-02 la squadra della Bayern arrivò in finale di Champions League e perse, contro il Real Madrid dei Galattici. Decise la sfida un gol di Zidane, che entrò nelle sigle televisive di mezzo mondo. Fino al 2006 la crescita di Berbatov fu costante e diventò il bomber della squadra rossonera.

Proprio in quell’anno arrivò, dall’Inghilterra una grande chance, sotto forma della chiamata di una squadra storica come il Tottenham; fu il calciatore bulgaro più pagato della storia. I due anni a Londra servirono a vincere una Coppa di Lega e ad ambientarsi ad un calcio molto fisico, come quello inglese. Nel 2008 giunse l’occasione della vita con il Manchester United di Alex Ferguson, fresco vincitore della Champions League. Furono quattro anni conditi da trofei e gol, anche se la concorrenza risultò veramente ragguardevole, basti pensare ai compagni di reparto del buon Dimitar: Cristiano Ronaldo, Hernandez, Owen, Rooney e Tevez. Continuò la maledizione con la Champions League e perse altre due finali, nel 2009 e nel 2011 con il Barcellona di Guardiola. In tutto, in dieci edizioni (dal 2001-02 al 2010-11), le squadre di Berbatov, che nel 2011 non giocò la finale, furono presenti in tre di esse e le persero tutte. Lasciò, nel 2010, a soli ventinove anni, la nazionale del suo paese, come miglior marcatore di sempre con quarantotto gol.

In acrobazia nel campionato inglese

In acrobazia nel campionato inglese

 

Dopo essersi promesso prima alla Fiorentina e poi alla Juventus, scelse la maglia del modesto Fulham, in lotta per non retrocedere. Proprio questa seconda esperienza londinese e quella nel Principato di Monaco rappresentarono l’inizio del suo declino. Finì la carriera in Grecia, al Paok Salonicco dove (accolto da re) rimase solo un anno.

Ciò che ha colpito molti osservatori di questo attaccante è stato l’atteggiamento svogliato ed avulso da ciò che gli stava succedendo intorno. Poteva sparire per molti minuti e poi, all’improvviso, riusciva, spesso, a regalare un tacco al volo, uno stop straordinario o un dribbling ubriacante per liberarsi al tiro. Dell’attaccante di Blagoevgrad si può dire che fu un fuoriclasse che riusciva a fare la differenza per pochi attimi. Ancora oggi, i suoi adepti su Internet, che continuano a fare proselitismo, non ricordano i relativamente pochi trofei alzati, ma bensì i controlli strabilianti del pallone e i gol, anche in acrobazia, impossibili perfino da immaginare per la maggior parte dei giocatori. Per rendersene conto è sufficiente, fare un po’ di zapping su Youtube e vedere le gesta del nostro eroe. Quell’eleganza nell’incedere e quell’aria distratta non fanno che accrescere lo stupore e l’ammirazione di coloro i quali, annoiati da raddoppi difensivi e dagli eccessivi tatticismi, aspettavano (anche per decine di minuti) il gesto di pochi secondi, da ricordare a lungo. La somiglianza con l’attore Andy Garcia, altro tipo perennemente accigliato, non fa che renderlo, ancor di più, un personaggio interessante.

Ad oggi risulta, svogliatamente, svincolato.

 

Il giocatore più svogliato dell’Estultima modifica: 2016-11-22T12:58:06+00:00da giacomo-giglio
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