Il duello: chi sono i due candidati?

La stretta di mano tra i due  competitors

La stretta di mano tra i due competitors (Repubblica)

di Vittorio Sabatini

 

Oggi, 8 novembre 2016, è la data fissata per l’Election Day più atteso di sempre. I toni usati per la corsa alla Casa Bianca sono stati molto aspri da ambo le parti, fin dalle primarie, con continui scambi di accusa da parte dei candidati in gioco per la carica. Ciò alla lunga ha nauseato parte dell’elettorato americano, ma in realtà è stato impossibile rimanere indifferenti allo spettacolo nei 18 mesi di campagna elettorale. Noi italiani, in particolare, ci consideriamo ancora debitori della cultura americana: grazie (anche) agli Usa si è chiusa l’esperienza ventennale della dittatura fascista, siamo cresciuti con i loro film e programmi televisivi, il nostro stesso linguaggio è ricco di anglicismi d’importazione.

Si parta con il dire che le origini biografiche dei due candidati sono contrapposte fra loro. L’ex first Lady Hillary Rodham Clinton è nata a Chicago, nell’Illinois, in una famiglia appartenente alla middle class in ascesa sociale. Donald Trump, invece, è nato a New York, metropoli dove il livello competitivo è da sempre molto alto e scatena contraddizioni sociali estreme. Il giovane Donald si è affermato nel mercato immobiliare, ereditando l’impresa edile paterna e acquisendo via via un vero impero che, progressivamente, si è esteso anche ai casinò, all’editoria e all’intrattenimento televisivo.

I diritti civili sono al centro dell’agenda politica di Hillary, in particolare quelli relativi alle donne lavoratrici con figli a carico da mantenere. La portata rivoluzionaria che avrebbe il suo mandato, come prima donna eletta per l’incarico presidenziale, garantirebbe loro pari opportunità occupazionali e di reddito. Le vengono però contestati i suoi legami privilegiati con le multinazionali  – quell’1% che si è arricchito durante la crisi economica attuale – e lo scandalo del mailgate riaperto a sorpresa dal direttore Fbi, James Cowey, alla fine dell’ottobre scorso.

Secondo Trump la crescita del PIL statunitense avrebbe favorito le disuguaglianze economiche in atto. L’American Dream di una maggiore prosperità futura è naufragato e le nuove generazioni sono addirittura diventate più povere rispetto alle precedenti. Questo perché, nella sua narrazione che evoca la “rivalsa degli esclusi”, i governanti degli ultimi vent’anni, che fossero democratici o repubblicani, hanno favorito gli interessi di potenti elités economiche. Inoltre, secondo il candidato repubblicano i dati sulla recente ripresa economica sono stati falsificati per nascondere la fase di recessione ancora in corso e la disoccupazione dilagante.

Il suo carattere aggressivo e senza filtri combacia con la sfiducia del ceto medio impoverito e ha espresso il fenomeno del popolo della rivolta economica. La sua ricetta politica consiste nel riportare il proprio paese alla gloria dei fasti passati, incarnando (nell’accezione weberiana del termine) il leader carismatico, il quale saprà farsi carico delle aspettative di rivalsa sociale della folla in caso di vittoria.

Trump è quindi l’homo novus all’interno del Grand Old Party (Gop, il vecchio nome del partito repubblicano), dove è emersa con prepotenza la componente populista più che conservatrice e anti establishment. Il suo bacino di voti si è avvalso anche dell’appoggio di elettori lontani dal conflitto politico e spesso indecisi al momento di presentarsi alle urne. La “Trump Nation” è composta dall’elettorato bianco, specialmente maschile, molte volte di origini umili, a cui si affianca spesso la terza età e molta parte del mondo evangelico. Non si dimentichi poi la lobby delle armi da fuoco, che appoggia compattamente “The Donald”.

Hillary tenta di ripetere l’eccezionalità del metodo impiegato nell’ultima campagna elettorale di Obama, in cui si è sviluppato l’utilizzo massiccio dei social network da parte di giovani esperti al fine di mobilitare l’elettorato democratico. In base ai parametri analizzati per prevedere l’andamento statistico del voto, in apparenza avrebbe dovuto vincere in modo schiacciante con un voto bipartisan, grazie alle favorevoli quote demografiche, alla raccolta fondi arrivata ad un miliardo di dollari e allo staff di 700 persone. La percentuale di Trump però non è mai stata al di sotto del 40% secondo i sondaggi: la corsa a due rimane impronosticabile e incerta.

L’elezione del più importante capo di Stato al mondo avrà notevoli ripercussioni sullo scenario internazionale. Nel caso di una vittoria di Hillary, ci si attenderà una politica estera molto più aggressiva e interventista rispetto agli ultimi anni, con lo scopo di diminuire il ruolo strategico acquisito da Putin in Siria. Nel caso invece di una vittoria di Trump, si tornerebbe ad una posizione più isolazionista riguardo alla difesa della NATO e si aprirà una nuova stagione della democrazia occidentale, in cui i populismi europei troveranno una solida base di legittimità politica a cui appellarsi per salire al governo.

Il duello: chi sono i due candidati?ultima modifica: 2016-11-08T09:31:04+00:00da giacomo-giglio
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