Il male minore

 

trumptribuna

di Dalila Giglio

 

Yes, we can. Sì, abbiamo potuto, per ben due volte, eleggere un Presidente giovane e afroamericano e adesso, allo stesso modo, possiamo eleggerne uno anziano e straricco o uno donna e moglie di un uomo che è stato a sua volta Presidente.

È l’America, bellezza, il paese del sogno, quello dove tutto è possibile.”

Già lo immagino che mi parla così, il cittadino statunitense medio, presumibilmente in sovrappeso e vestito in maniera appariscente, cercando di persuadermi che quello che sta accadendo negli U.S.A. non ha nulla di anomalo per il semplice fatto che in America, terra benedetta da Dio, nulla è ordinario e tutto è straordinario.

Parla senza convincermi il mio cittadino immaginario, poiché ai miei occhi di europea che guarda alle imminenti elezioni americane da lontano e con un certo distacco, appare davvero pazzesco che a una figura come Obama, la cui elezione, per il valore simbolico che arreca con sé, ha comunque scritto una pagina della storia, possa succedere quella di un imprenditore del settore immobiliare che fa di tutto per sembrare un troglodita o quella di una ex first lady col dente avvelenato; Obama non sarà stato un Presidente perfetto, all’altezza delle enormi aspettative che aveva suscitato, non avrà mantenuto tutte le promesse fatte in sede di campagna elettorale, non sarà sempre stato coerente, non avrà meritato il Nobel per la Pace, ma non si può dire che non sia stato un Presidente preparato, diplomatico, impeccabile, posato. Una persona di altissimo profilo, dotata di un carisma raro: cool, direbbero gli americani, per sintetizzare il tutto in una sola parola.

TrumpHilary Clinton, purtroppo lo sono, cool, così come non sono figure nuove sulla scena mondiale e men che mai portatori di nuove istanze.

Gli americani si apprestano a votare quel che per loro rappresenta il male minore (e chi meglio di noi può capirli), nella celata consapevolezza di dover scegliere fra due candidati politicamente e umanamente poco interessanti e poco interessati, nonostante le apparenti differenze, a modificare lo status quo esistente.

Sapendo anche che l’America è sì, grande, ma che il potere divora chi lo detiene e che le parole e le campagne elettorali sono una cosa, i fatti e la politica reale sono un’altra.

God bless America!

Il male minoreultima modifica: 2016-11-07T09:29:58+00:00da giacomo-giglio
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