Usa: Clinton e Trump, due candidati con (molti) limiti

 

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La seguente intervista al professor Joseph Lowndes (Scienze politiche, Università dell’Oregon) è apparsa su “Repubblica” in data 2 novembre 2016

 

Quanto è importante il Presidente degli Stati Uniti?
Ha una grande influenza all’estero. Inoltre, è il comandante in capo delle Forze Armate statunitensi. Sono ruoli molto importanti. Ma d’altro canto, il suo potere è fortemente limitato dal Congresso e dalla Corte suprema. Molti dimenticano che il presidente non è un sovrano assoluto. L’intera campagna elettorale coinvolge le persone in modo eccessivo, lasciando troppo poco spazio ai dibattiti politici importanti.

Questa è una campagna elettorale particolare?
Sì, sotto molti punti di vista. Tanto per cominciare, finalmente i problemi dell’economia e della classe lavoratrice sono diventati argomento di dibattito. La forbice tra ricchi e poveri non è mai stata così ampia. E grazie a Bernie Sanders si è parlato per la prima volta di socialismo.

E poi?
Inoltre, la campagna elettorale sta mettendo in luce le divisioni interne ai due grandi partiti. Quello repubblicano è estremamente instabile, molti sostenitori di lunga data hanno preso le distanze dal loro candidato. Ma anche tra i Democratici ci sono state delle liti, soprattutto dopo che Bernie Sanders non è stato scelto come candidato. Questa è una campagna elettorale insolita per entrambi i partiti.

Cosa contraddistingue Hillary Clinton?
Il suo punto di forza è al contempo una debolezza. In quanto segretario di Stato, è informata su moltissime cose, e tutti la conoscono. Ma non tutti la apprezzano. Inoltre, è estremamente intelligente e ha una disciplina ferrea.

Cosa contraddistingue Donald Trump?
Riesce a conciliare gruppi diversi. Ha incanalato la rabbia di molti bianchi americani. Sono in tanti a sentirsi trascurati dai partiti e a essere furiosi per questo. Inoltre, conosce molto bene il funzionamento dei mezzi di comunicazione e li usa a proprio vantaggio.

Quali sono le possibilità di vittoria di un terzo partito?
Il sistema bipartitico americano è fortemente radicato nella struttura costituzionale del Paese. Ad esempio, ogni Stato invia due senatori. Perciò, è difficile per gli altri partiti. Ma hanno un loro ruolo: possono influenzare il risultato delle elezioni.

Cosa succederà se Clinton diventerà presidente?
Niente di che. Seguirà un percorso molto simile a quello di Barack Obama. Farà piccole modifiche, come rallentare l’imposizione dei trattati di libero scambio. Per Clinton, però, le cose saranno più semplici che per Obama, perché avrà il sostegno del Congresso. Questo significa che i Democratici saranno in grado di determinare l’agenda politica futura.

Cosa succederà se Trump diventerà presidente?
Molti dei Repubblicani che hanno preso le distanze da lui durante la campagna elettorale torneranno sui propri passi. È difficile dire cosa farà Trump, perché è molto imprevedibile. Potrebbe dichiarare guerra all’IS. Ma avrà molti problemi con il Congresso e verrà isolato per i suoi obiettivi.

Come reagirà Trump alla sconfitta?
Come ho già detto, lui è davvero imprevedibile. La domanda è: cosa succederà con tutti questi Americani bianchi arrabbiati? Temo che in caso di sconfitta daranno libero sfogo alla loro frustrazione.

Chi vincerà?
Hillary Clinton.

 

Fonte originale: http://www.repubblica.it/speciali/esteri/voci-dall-america/2016/11/02/news/_questa_campagna_elettorale_mostra_le_debolezze_dei_partiti_-151133803/

 

Usa: Clinton e Trump, due candidati con (molti) limitiultima modifica: 2016-11-02T20:27:51+00:00da giacomo-giglio
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