Quel senso di odio che si respira nel Web

 

odiosocial

 

di Dalila Giglio

 

Insulti, provocazioni, sberleffi, intimidazioni: se non è vero che i social hanno dato diritto di parola agli imbecilli, lo stesso non si può dire per i livorosi.

Facebook e Twitter sono divenuti, recentemente, dei veri e propri “contenitori di odio”, gli strumenti prediletti attraverso cui mettere alla gogna il prossimo, diffamarlo, irriderlo, rovinargli la reputazione o l’esistenza.

Che si tratti di una persona che si conosce o di un personaggio famoso o di uno sconosciuto non importa: quello che conta è manifestare pubblicamente, a una platea potenzialmente infinita, il proprio disgusto e la propria riprovazione per le condotte o le idee o le scelte di un individuo.

Non occorre fare molto: a volte basta commentare un link riportante una notizia o una foto o un video sui suddetti social, per essere investiti da orde d’ingiurie provenienti da persone di tutte le età e delle più disparate fasce sociali, spesso estranee.

Ma come si è arrivati a questo punto? Come si è raggiunto un tale livello di barbarie?

Di certo un ruolo importante lo hanno giocato i social stessi nella loro veste di mezzi che offrono a chiunque la possibilità di sfogare la rabbia, la frustrazione, l’insoddisfazione e ogni altro sentimento negativo in maniera rapida, indolore e -nella maggioranza dei casi- priva di conseguenze; è molto più semplice, infatti, “attaccare” qualcuno virtualmente, soprattutto se non lo si conosce personalmente, che non farlo nella realtà, esponendosi al confronto diretto con la persona e cercando di affrontare con maturità la gestione del conflitto.

Non di secondo piano è da considerarsi il senso di onnipotenza, che spesso sfocia in un atteggiamento di protervia e talora di codardia, che si fa strada in molti non appena si appropinquano al computer per dire la loro sulla vita, sul mondo e sulle persone, a cui si accompagna l’imbarbarimento che ormai sembra farla da padrone in società.

La differenza fra la realtà della vita e quella virtuale sembra essersi annullata, così come la pietas umana, l’empatia (a dispetto del gran parlare che se ne fa) e il rispetto per il prossimo sembrano essere andati smarriti.

Tutti alla ricerca di emozioni, sentimenti e persone autentiche, tutti in apparenza sensibili, comprensivi, educati, con una mentalità aperta, altruisti, ma poi, dietro la rassicurante protezione offerta dallo schermo del PC, tutti pronti a scagliare contro il prossimo la prima pietra senza pietà e a lavare pubblicamente i panni sporchi.

E allora forse, in questo caso, è legittimo dire che “si stava meglio quando si stava peggio”, ovvero quando i social non esistevano e per essere messi alla berlina, per di più magari immotivatamente e anche da sconosciuti, non bastava scrivere due righe al computer.

Quel senso di odio che si respira nel Webultima modifica: 2016-10-31T09:23:59+00:00da giacomo-giglio
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