Il valore del successo

aristotele

Il seguente articolo è l’estratto di un pezzo tratto da l’Intellettuale Dissidente a firma Valentina Gaspardo

Fonte originale: http://www.lintellettualedissidente.it/filosofia/il-valore-del-successo/

 

Oggi più che mai si mette in luce il valore del successo, quello per cui tutti sanno chi sei e non fanno che parlare di ciò che fai. Perlopiù, questo apprezzamento comune della notorietà è qualcosa di meramente formale: non si afferma – accanto alla celebrità – il legame con la ragione per cui si dovrebbe diventare celebri: non si dice che essa ha senso solamente se vi è un contenuto da rendere noto. L’importante è farsi conoscere, ma in pochi si accorgono che se non vi è qualcosa di significativo da mostrare, allora tutta quella trafila di chiacchiere e giornali e fotografi è una cosa che non ha merito alcuno, e non è nemmeno auspicabile perché non ci renderà felici. Come il successo ha senso? Unicamente come mezzo di trasmissione di valori.

E se non lo si pensasse in questi termini? Ci hanno pensato due grandi – vissuti a più di 2000 anni di distanza – ad ammonirci sulle conseguenze nefaste della notorietà. Aristotele, nell’Etica Nicomachea, analizzando il percorso che conduce alla felicità e che non può essere dato qualunque cosa si faccia – percorso che abbisogna di conoscenza e fatica –ci mette subito in riga sulla ricchezza. Spesso infatti, nel pensare alla vita di successo, associamo ad essa la ricchezza che ne deriva e magari per questo pensiamo che quello abbia un gran valore. Ma Aristotele ci dice, a ragione, che

non è la ricchezza il bene da noi cercato: essa, infatti, ha valore solo in quanto ‘utile’, cioè in funzione di altro

cioè che certamente è buona quando mediante essa riusciamo a realizzarci, ma appunto, se non sappiamo cosa significhi realizzarci – essere felici – essa sarà, ai fini del nostro benessere, assolutamente inutile. Prende poi in esame la vita che ha per scopo gli onori pubblici. Gli onori pubblici già impongono un contenuto, poiché ciò che si ricerca in quel riconoscimento della comunità è il riconoscimento della propria virtù. E così non chiunque ne sarebbe meritevole. Ma nemmeno questo basta: infatti, che accadrebbe se d’un tratto, seppur immeritatamente, venisse meno quel pubblico supporto? O se per una qualche ragione sbagliassimo qualcosa e per un periodo fossimo al di sotto delle nostre capacità? La nostra ragion d’essere verrebbe meno e ne saremmo schiacciati. Il nostro fine deve essere autosufficiente.

Il valore del successoultima modifica: 2016-10-27T14:00:30+00:00da giacomo-giglio
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