Vaccini: consigli per una prevenzione vera

vaccines

 

Il seguente articolo è apparso su “La Voce” a firma Santa d’Innocenzo.

 

La bozza di legge di bilancio prevede rilevanti investimenti per il prossimo piano vaccini, ma i soldi in più non servono se non si combatte prima la cattiva informazione.
Dal web al passaparola, passando per pubblicazioni di vario tipo, i genitori sono bersagliati da una serie inesauribile d’informazioni, spesso scorrette o poco attendibili, difficilmente verificabili da utenti che possono avere una cognizione ridotta dei dati e delle evidenze scientifiche, ma che sono pronti a lasciarsi sedurre da affascinanti teorie complottiste e opinioni alternative.
Nonostante la comunità medica continui a richiamare l’importanza della prevenzione, aumenta il numero delle famiglie contrarie e la situazione rischia di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che su quello collettivo, arrivando a far ipotizzare il divieto d’iscrizione a scuola ai non vaccinati.
Uno dei principali obiettivi della sanità pubblica è la prevenzione delle malattie infettive e le vaccinazioni rappresentano un intervento collettivo di salute che, attraverso il controllo della trasmissione, riduce il numero di individui suscettibili all’infezione e la probabilità che sfoci in malattia. Appare incontrovertibile che il loro impiego abbia diminuito drasticamente o fatto scomparire del tutto alcune patologie, permettendo alle popolazioni più giovani di non percepirne neppure la gravità, sia in termini di danno acuto che di conseguenze a distanza. Per questo motivo si cerca di estendere le vaccinazioni anche alle regioni più povere del mondo.
Le politiche pubbliche hanno il dovere di lanciare un’offensiva mirata, muovendo da evidenze scientifiche condivise a livello globale, non solo per la promozione della salute, ma anche per la sostenibilità dei bilanci sanitari nazionali: l’uso appropriato di vaccini determina la riduzione dei costi globali per la gestione delle malattie che prevengono, da quelle infettive vere e proprie alle loro evoluzioni nel corso del tempo, che possono manifestarsi anche in patologie tumorali correlate. E i costi non sono solo sanitari: la mancata immunizzazione in età infantile, oltre a determinare una minore probabilità di sopravvivenza e avere effetti sullo sviluppo psico-fisico, può incidere anche in termini di mancato o incompleto accesso al sistema d’istruzione e sulle capacità produttive in età adulta, in caso di disabilità.

 

Un buono stato di salute del cittadino è quindi interesse primario dello stato. La promozione vaccinale coniuga la responsabilità dell’individuo con quella della comunità che, attraverso le istituzioni, garantisce l’esigibilità del diritto universale alla salute, e quindi il diritto del bambino a non contrarre malattie per le quali esistono vaccini di provata sicurezza ed efficacia: non a caso, il Comitato di bioetica parla di “interesse superiore del fanciullo e del suo diritto a essere vaccinato (…) non escludendo l’obbligatorietà in casi di emergenza”.
E infatti se è vero che ciascuno può pensarla come crede, prescindendo da dati ed evidenze scientifiche che indicano che immunizzarsi previene, occorrerebbe riflettere realisticamente sugli effetti che questo atteggiamento può potenzialmente provocare, specie quando si parla di tutela della salute dei minori, e valutare fino a che punto la libertà di autodeterminazione dei genitori possa essere espressa se le conseguenze ricadono su una comunità nel suo complesso, non solo sulla persona del figlio.
Ma è inutile arrivare a comprimere diritti: ogni genitore è giustamente portato a cercare ciò che reputa più sano e giusto per il proprio bambino.
Quel che ci si aspetta da parte delle istituzioni è invece comprensione delle ragioni delle resistenze, dialogo, realizzazione di una chiara e corretta comunicazione con i cittadini su questioni così spinose, che coinvolgono problemi collettivi contrapposti alle convinzioni del singolo.
Sull’altro fronte, il richiamo a una maggiore responsabilità individuale nel vaglio delle informazioni e nella selezione delle fonti sarebbe già un buon inizio, considerato che i siti qualificati da cui il cittadino può trarre fondata conoscenza non mancano, a partire da quelli istituzionali a livello regionale fino a quelli delle agenzie internazionali, senza parlare dei pediatri in servizio sulla rete del territorio, che forniscono alle famiglie ogni indicazione utile anche per eventuali problemi individuali.
La prevenzione non può essere imposta, deve nascere da informazione realmente basata sull’evidenza di dati scientifici, fiducia e condivisione di valori e responsabilità.
Come espresso dalla Carta di Ottawa del 1986, deve essere intesa come un processo che porta il cittadino a esercitare un maggiore controllo sulla propria salute per migliorarla autonomamente attraverso il compimento di scelte consapevoli: una presa di coscienza che lo conduce nel tempo a condizioni di benessere fisico, psichico e relazionale, nel rispetto di sé, della collettività e della sostenibilità dei bilanci sanitari.

 

Fonte: http://www.lavoce.info/archives/43529/vaccinarsi-contro-la-disinformazione/

Vaccini: consigli per una prevenzione veraultima modifica: 2016-10-26T13:49:31+00:00da giacomo-giglio
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento