La storia di Antonella: cacciata dal lavoro perchè madre

 

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Il seguente articolo è un estratto da “L’Espresso” (link originale: http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/10/13/news/i-furbetti-della-maternita-cosi-le-aziende-sfruttano-e-vessano-le-neo-mamme-1.285797?ref=HEF_RULLO)

 

“Non aspettare la cicogna” recita lo slogan del ministero della Salute ideato per il Fertility day.

A 37 anni, e dopo numerosi tentativi, Antonella (il nome è di fantasia) si era decisa: andare in Spagna per coronare il sogno di diventare mamma. Ma come ha iniziato le pratiche per l’inseminazione artificiale, al lavoro sono iniziati i guai. Dopo quattro mesi di malattia segnati da ricorrenti attacchi d’ansia dovuti al trattamento e dopo aver comunicato l’intenzione di sottoporsi a un nuovo ciclo di terapia ormonale, è arrivata la lettera di licenziamento. Motivo: “il progetto futuro ed incondizionato di assentarsi periodicamente”, tale da provocare “notevoli danni e costi per straordinari”. Dopo un calvario giudiziario durato anni, nei mesi scorsi la Cassazione ha confermato la nullità del provvedimento: è discriminatorio cacciare un’impiegata che ha manifestato l’intenzione di sottoporsi a un intervento di fecondazione in vitro.

Come mostra la recente legge contro le “dimissioni in bianco”, gli sforzi per tutelare l’occupazione, specie quando riguarda le donne, non mancano. Solo che nella quotidianità tanti buoni propositi vengono resi carta straccia da principali interessati unicamente al tornaconto personale, capaci di aggirare le norme o piegarle a loro vantaggio. Furbetti che sfruttano le dipendenti facendole lavorare durante la gravidanza o impongono condizioni tali da spingerle alle dimissioni non appena rientrano dalla maternità obbligatoria, fra demansionamenti, trasferimenti e permessi negati pure quando spettano di diritto. L’obiettivo è sempre lo stesso: rendere la vita difficile e far mollare l’impiego. Anche le fortunate neo-mamme con un contratto stabile, infatti, sono protette fino al primo anno di vita del bambino. Dal giorno dopo possono diventare carne da macello. E spesso lo diventano.

La storia di Antonella: cacciata dal lavoro perchè madreultima modifica: 2016-10-20T15:05:56+00:00da giacomo-giglio
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